Due sacerdoti lucani tra i firmatari della lettera di biasimo a Vannacci
Don Marcello Cozzi e don Franco Corbo tra gli 11 prelati italiani che hanno contestato le dichiarazioni del generale, che accosta San Paolo a un "camerata"
POTENZA - Ci sono anche due sacerdoti lucani, attivi sul fronte sociale, tra gli 11 prelati italiani che hanno scritto una lettera a Roberto Vannacci segretario politico di Futuro nazionale. Don Marcello Cozzi e don Franco Corbo insieme ad altri 9 sacerdoti sono intervenuti sulle recenti dichiarazioni del generale, contestando l'accostamento da lui fatto in occasione di una conferenza stampa tenuta alla Camera dei deputati, tra San Paolo e il termine camerata.
Roberto Vannacci
Vannacci avrebbe richiamato un fantomatico “principio economico paolino” che troverebbe fondamento nelle parole dell’apostolo: “chi non vuol lavorare neppure mangi”, per giustificare l‘abolizione o il ridimensionamento dei sussidi sociali. "Associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie per di più all’interno del programma di una fazione politica- dicono gli 11 sacerdoti- rappresenta una grave strumentalizzazione della fede. Si tratta di una lettura anacronistica che nega la natura della missione dell’apostolo. Una citazione, estrapolata dalla Seconda Lettera ai Tessalonicesi, decontestualizzata e trasformata in uno slogan per un manifesto d’esclusione sociale. La parola camerata - concludono i sacerdoti- richiama dinamiche di appartenenza chiusa e militanza politica del Novecento a lei, evidentemente, molto congeniali. San Paolo, al contrario, parlava di fratelli estendendo questa dignità a ogni essere umano, senza distinzione di razza, cultura o ceto.
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