Il litigio tra Chiorazzo e Latronico nel Consiglio regionale di lunedì 16 febbraio dedicato ai vitalizi
POTENZA - Il clima di alta tensione era prevedibile. I toni accesi e lo scontro quasi fisico tra l’assessore Latronico e il consigliere Chiorazzo, come anche i contenuti degli interventi succedutisi lo hanno ampiamente dimostrato. Il Consiglio straordinario di ieri sull’indennità differita - secondo i la maggioranza - o sulla reintroduzione dei vitalizi per l’opposizione, è andato avanti per ore. Un lungo dibattito per provare a ridisegnare la disciplina contenuta nella legge regionale 57/2025, “Collegato alla legge di stabilità regionale” del dicembre scorso, con l’emendamento del centrodestra per abrogare tutti i riferimenti alla retroattività ed eliminare ogni collegamento con il fondo previsto dalla legge del 2017. Con gli undici voti della maggioranza (assenti Pittella e Casino) - al momento di chiudere l’edizione odierna - il provvedimento con i correttivi annunciati, secondo le dichiarazioni di voto, avrebbe i numeri per passare nonostante il voto contrario delle opposizioni che chiedevano l’abrogazione totale.
I lavori in ritardo
Oltre un’ora e mezza di ritardo prima dell’inizio dei lavori. A pesare le assenze di tre consiglieri di maggioranza (Casino, Pittella e Aliandro poi giunto in aula): il primo per motivi di salute essendo ricoverato in ospedale, il secondo per una questione importante di famiglia e il terzo colpito da un lutto personale ma poi arrivato in aula. Nel primo pomeriggio, una “rovente” riunione di maggioranza per provare a far rientrare - senza esito - il forzista Aliandro. Un clima tutt’altro che idilliaco, palesatosi da subito in aula con la vicepresidente Fazzari a guidare i lavori, entrata subito in contrasto con l’assessore Cicala che chiedeva di anticipare il suo intervento prima dell’esposizione delle due proposte di legge all’esame del Consiglio.
La relazione di Bardi
Primo a prendere la parola il presidente Bardi che ha annunciato la sua rinuncia personale a usufruire dell’istituto previsto dalla norma. “Una scelta di campo netta, improntata alla responsabilità istituzionale e al senso di misura per rimettere al centro l’interesse generale e il legame con la comunità - le sue parole -. “Proprio per la natura del mio incarico e per il momento che stiamo vivendo, non intendo avvalermi di questo istituto”. Bardi ha spiegato che la Regione Basilicata, adottando il sistema contributivo, non introduce una singolarità ma si allinea a un modello già esistente nel Parlamento nazionale e nella maggior parte delle Regioni italiane. Riconoscendo che il percorso iniziale del provvedimento aveva evidenziato delle criticità, Bardi ha rivendicato con forza l’operazione di revisione sollecitata per correggere l’impostazione originaria. La proposta attuale, infatti, abroga definitivamente ogni previsione di retroattività: le regole opereranno esclusivamente per il futuro. Inoltre, è stato rimosso ogni collegamento con il fondo istituito dalla legge regionale n. 37 del 2017, assicurando che non vi siano sovrapposizioni o equivoci sulla destinazione delle risorse. L’impianto normativo odierno poggia su basi oggettive e verificabili: l’adesione al sistema è facoltativa e subordinata a versamenti volontari effettivi; la decorrenza è fissata solo a partire dal 2029 e il diritto potrà maturare esclusivamente al compimento del 65° anno di età.
La rissa tra Chiorazzo e Latronico
Ma dopo la relazione di Bardi, sono state le frizioni tra Fazzari e Cicala (il cui intervento seguiva di lì a poco) a scatenare un’autentica bagarre in aula. La richiesta di sospendere temporaneamente i lavori, ha scatenato la reazione del consigliere di Bcc, Chiorazzo. Duro l’attacco al centrodestra: “State facendo una farsa vergognosa, siete vergognosi. La basilicata deve sapere” l’invettiva di Chiorazzo con toni accesi. “Taci” - la replica di Latronico. “Non ti azzardare a dirmi taci” la replica a muso duro. “Sei un farabutto, un delinquente”. Uno scontro dialettico altissimo - tra spintoni e parole - sfociato quasi a livello fisico.
Il j'accuse di Cicala
Attimi di tensione però prontamente rientrati dopo una pausa. Ma il livello di scontro a livello politico si è registrato poco dopo con l’intervento dell’assessore Cicala. Uno “strappo” rispetto alla risoluzione di maggioranza palesato con una riflessione “da assessore di questa giunta e da uomo di maggioranza”. “Non sono qui per fare un processo a nessuno o per rompere un’alleanza in cui credo” la premessa. Sono qui perché penso che questa assemblea possa fare una scelta migliore di quella che si appresta a compiere, e sento il dovere di dirlo adesso, prima che il dibattito prenda il suo corso, perché dopo sarebbe tardi e sembrerebbe altro”.
Una posizione già filtrata nei giorni scorsi in cui nel 2019 esponeva con chiarezza le sue ragioni sulla questione dei vitalizi. “Questa norma non ha avuto un passaggio in commissione. Non c’è stata un’audizione con le parti sociali. Ha previsto, nella sua formulazione originaria, la retroattività e l’utilizzo di risorse destinate al sociale. Sono elementi di fatto, non opinioni. E sono elementi che, indipendentemente dalla bontà delle intenzioni, hanno compromesso la credibilità dell’intero provvedimento. Oggi ci viene proposto un emendamento correttivo: via la retroattività, via il fondo sociale. Bene, sono miglioramenti reali. Ma la domanda che pongo a quest’aula è: è sufficiente correggere le storture di un impianto, quando è l’impianto stesso a essere nato senza il percorso che meritava? Fuori da queste mura - ha detto - un numero molto significativo di cittadini lucani ha firmato per chiedere non la modifica, ma l’abrogazione. Le organizzazioni sindacali hanno espresso contrarietà. Un’iniziativa referendaria è in corso. Non è un segnale che possiamo ignorare”.
Quindi i riferimenti a Fratelli d’Italia. “Il responsabile dell’organizzazione Donzelli, si è espresso su questa vicenda con parole che meritano la nostra attenzione. Ha detto testualmente che questa norma «va rivista radicalmente». Ha dichiarato che il livello nazionale «non è stato né avvertito né consultato», e che «non avremmo mai consentito di dare un parere favorevole». Io credo che questa indicazione ci offra un’opportunità. Non un problema – un’opportunità. Chiedo a quest’aula di non votare oggi l’emendamento correttivo e di abrogare gli articoli 16 e 17 del collegato. Non sono contrario, per principio, a una disciplina che riconosca ai consiglieri regionali una forma di tutela previdenziale. Ma c’è una condizione: che quella tutela nasca da un percorso trasparente, condiviso, difendibile davanti a ogni singolo cittadino lucano. Abrogare oggi non significa chiudere una porta. Significa riaprirla nel modo giusto. Ogni giorno che questa vicenda resta aperta è un giorno in cui non riusciamo a parlare di ciò che conta davvero. So che molti di voi hanno già deciso. So che la disciplina di gruppo pesa. Ma vi chiedo, prima di votare, di concedervi una riflessione. Prendiamoci trenta giorni. Facciamo il percorso che avremmo dovuto fare dall’inizio: commissione, ascolto, studio dei modelli virtuosi. E torniamo in quest’aula con una proposta che non divida, ma che unisca. Non è un atto contro qualcuno, è un atto di coerenza verso i cittadini che rappresentiamo. La politica riconquista fiducia con i fatti, non con gli aggiustamenti”. Qualunque cosa deciderà quest’aula, io continuerò a fare il mio lavoro, a servire la Basilicata con lo stesso impegno di sempre, e a collaborare lealmente con tutti voi. Ma avrò la serenità di sapere che, quando era il momento di dire quello che pensavo, l’ho detto”. (Ce.Be)
La proposta del centrosinistra per la disciplina degli istituti di partecipazione democratica rispedita in commissione. Se ne riparla (forse) a fine marzo
Ma il rischio commissariamento non va via: la Basilicata perde 77,9 milioni. E solo il 7,2% delle prestazioni finisce nelle strutture private accreditate