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Crisi Automotive

Stellantis, i volumi risalgono, ma sono ancora bassi

17mila vetture prodotte da gennaio a marzo, disponibili i primi dati dopo l’avvio della salita produttiva di inizio febbraio della nuova Jeep Compass

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Stellantis, i volumi risalgono, ma sono ancora bassi
MELFI - Quasi undicimila vetture in più rispetto al primo trimestre 2025 e già circa la metà delle vetture prodotte l’anno scorso. Sebbene la spinta impressa dalla nuova Jeep Compass sia sotto gli occhi di tutti, lo stabilimento di San Nicola di Melfi stenta ancora a decollare. Sono, infatti, lontani i tempi del periodo pre-Covid quando dai cancelli della fabbrica uscivano quasi 67mila veicoli e gli attuali 17mila si producevano in un solo mese. Ecco perché c’è ancora poco da gioire a leggere i numeri diffusi dalla Fim Cisl nel report presentato alla stampa ieri sul primo trimestre dell’anno vissuto da Stellantis in Italia. La partenza produttiva dei nuovi modelli a Melfi, in particolare della nuova Jeep Compass nell’ultimo trimestre, ha determinato un significativo miglioramento del dato produttivo nel primo trimestre rispetto all’anno precedente (+92,5%). In termini assoluti, la produzione si attesta a 17.110 unità, contro le 8.890 del 2025. Il lancio della Jeep Compass, nelle versioni full electric e ibrida, conferma che l’assegnazione di modelli a più ampia diffusione genera un impatto positivo sui volumi: nel primo trimestre sono state prodotte circa 16.465 unità. Diverso è il caso dell’ammiraglia elettrica premium DS8 che, con 515 unità prodotte nello stesso periodo, si colloca in una nicchia orientata al lusso e all’alta tecnologia. Mentre si sono fermate già nel 2025 le produzioni di 500x e Jeep Renegade. A livello nazionale la produzione è cresciuta del 9,5%, 120.366 veicoli in questo primo trimestre che indica una ripresa dopo l’anno nero 2025. Crescono le auto (+22%), trainate dai nuovi modelli; grave la situazione dello stabilimento di Cassino. Previsione 2026 intorno ai 500 mila veicoli. La produzione è in crescita a Melfi (+92,5%), Mirafiori (+42,4%), Pomigliano (+6,7%) e Modena (+583%).
Lo stabilimento Sevel, pur rimanendo quello con i maggiori volumi produttivi (circa 46.525 unità, pari al 39% della produzione italiana), registra una flessione del 5,8% rispetto al primo trimestre 2025, dovuta all’adeguamento della capacità produttiva - spiega la Fim Cisl - legato alla nuova verniciatura. Il 2026 dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della nuova Jeep Compass e della Ds8. Nel corso dell’anno si aggiungeranno anche le nuove produzioni di Ds7 e Lancia Gamma. Il cronoprogramma attualmente in fase di attuazione a Melfi prevede, nel primo semestre 2026, l’avvio della produzione della Ds 7 nelle versioni elettrica e ibrida. Nel secondo semestre 2026 è invece previsto il lancio della Lancia Gamma, anch’essa in entrambe le motorizzazioni, dalla quale si attendono volumi più consistenti. La richiesta di assegnare allo stabilimento un ulteriore modello con maggiore capacità di generare volumi, rispetto agli attuali modelli Ds, è stata formalmente recepita nell’ultimo incontro ministeriale, durante il quale è stato annunciato l’arrivo di un nuovo modello entro il 2028. Nel prossimo piano industriale di Stellantis ci si attende una tempistica più ravvicinata e, soprattutto, la certezza di un’assegnazione in grado di garantire volumi produttivi adeguati e ricadute occupazionali significative riducendo il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel primo trimestre - segnala la Fim Cisl - si registrano primi segnali, ancora limitati, di inserimento e ricollocazione di personale legati all’avvio dei nuovi modelli, insufficienti però rispetto alle criticità occupazionali accumulate negli ultimi anni. Si sono registrati 16 giorni di fermo collettivo, gestiti tramite contratto di solidarietà, per un totale di 31 turni persi.
Nei restanti giorni lavorativi, l’utilizzo medio del Cds - in scadenza il 26 giugno 2026 - è stato pari al 42%, con il coinvolgimento di circa 2.610 lavoratori al giorno. La riduzione dei volumi degli ultimi anni ha già prodotto rilevanti conseguenze occupazionali: dal 2021 circa 2.510 lavoratori hanno lasciato l’azienda su base volontaria incentivata, riducendo l’organico a 4.500 unità. Attualmente, circa 300 lavoratori risultano in prestito presso altri stabilimenti del gruppo. È inoltre indispensabile fornire risposte industriali concrete all’indotto melfitano, oggi in forte difficoltà. Occorrono garanzie sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali e il riconoscimento di una priorità per le aziende locali nelle forniture. È fondamentale, inoltre, che tutti i livelli istituzionali - nazionali e regionali - agiscano in modo coordinato per tutelare l’occupazione, sostenere le imprese nella transizione e attivare pienamente gli strumenti previsti dagli accordi di programma e dalle aree di crisi complessa, così da attrarre nuovi investimenti e offrire prospettive di sviluppo all’intero territorio. In questo contesto, assume particolare rilievo la soluzione di reindustrializzazione individuata nelle vertenze Pmc e Brose, che può contribuire in modo significativo alla messa in sicurezza dei livelli occupazionali. “I dati del primo trimestre della Fim Cisl nazionale - commenta il segretario regionale, Gerardo Evangelista - evidenziano segnali di ripresa produttiva nello stabilimento di Melfi, ma non sono ancora sufficienti a garantire una reale inversione di tendenza sul piano occupazionale. Le criticità accumulate negli ultimi anni, tra riduzione degli organici e ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, restano ancora tutte sul tavolo. Il lancio dei nuovi modelli rappresenta un passaggio importante, ma deve tradursi in occupazione stabile, riduzione del Cds e prospettive concrete per i lavoratori”.

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