Amianto killer in Val Basento, 35 anni di bonifiche fantasma e fondi milionari


FERRANDINA- Milioni stanziati e mai spesi, appalti annullati, indagini antimafia, vent’anni di inerzia istituzionale. Il nuovo decreto ministeriale del 2024 potrebbe essere l’ultima occasione. O l’ennesima presa in giro. Il sito ex Materit non è solo un monumento all’amianto nell’area industriale Val Basento: è la prova vivente di un fallimento istituzionale lungo quasi quarant’anni. Capannoni corrosi, sacchi sfondati, polveri di asbesto sospinte dal vento, rifiuti pericolosi abbandonati. E, dietro questo scenario, una verità scomoda: la Regione Basilicata, lo Stato e gli enti tecnici hanno avuto 35 anni per intervenire. E non l’hanno fatto. Cinque anni fa la svolta annunciata dall’ex assessore Gianni Rosa, che dopo aver dato seguito alla rimozione dei big bags di amianto accatastati nel territorio del comune di Ferrandina a ridosso della statale 407 Basentana, aveva annunciato di procedere allo stesso modo per la Materit attraverso un cronoprogramma serrato di interventi. Di cui però non si è avuto alcun riscontro. E’ di qualche giorno fa l’ennesimo annuncio da viale Verrastro di un nuovo stanziamento da destinare alla bonifica.


La Materit chiude nel 1989 per mancanza di una discarica autorizzata. Da allora nessuna messa in sicurezza, nessuna rimozione dell’amianto, nessun controllo effettivo. Intanto gli ex lavoratori si ammalano, molti muoiono, e il sito diventa uno dei più contaminati della Basilicata. Politica assente e burocrazia paralizzata. Circa 800 sacchi in amianto ammalorati, fanghi e liquami invecchiati di decenni, tetti e manufatti in fibrocemento in avanzato stato di degrado, nessuna sorveglianza, nessun presidio, piezometri e strumentazioni fuori uso. Un sito che in qualsiasi altro Paese europeo sarebbe stato messo in sicurezza entro 12 mesi. Qui ne sono passati 420.
GARA BLOCCATA
NEL 2014

Nel 2014 la Regione indice la gara per mettere finalmente in sicurezza l’area. Sembra fatta. Invece si apre un labirinto: ricorsi, esclusioni, pareri contraddittori, sospensioni, annullamenti. Una lenta agonia amministrativa. Quando si arriva all’assegnazione provvisoria, il Tar annulla tutto. La ditta rimasta in gara, Teorema Spa, è controllata per il 78% da Avr Holding, finita in amministrazione giudiziaria per presunti rapporti con la ’ndrangheta. Eppure la Regione stava per affidarle la bonifica dell’amianto. Un paradosso che finisce in Parlamento, con l’interrogazione dell’onorevole Erasmo Palazzotto del 2020 che chiede le ragioni per le quali dopo anni di ritardi, si rischia di affidare la bonifica a una società coinvolta in indagini antimafia?” Domanda rimasta senza risposta. Trentacinque anni di fondi, ma sul campo non si è mosso nemmeno un chiodo e nessun rendiconto pubblico dopo l’annullamento della gara: 3,7 milioni stanziati e mai utilizzati, risorse ferme per anni nei bilanci regionali a cui sommare i 500mila euro per la messa in sicurezza d’emergenza, assegnati al Comune di Ferrandina, spesi per pochi interventi tappa buchi su cui ha aleggiato il sospetto di richieste “gonfiate” dall’allora amministrazione comunale D’Amelio.


CARATTERIZZAZIONE
INESISTENTE

La ragione tecnicamente più grave dell’arresto dell’appalto va riscontrata nell’assenza della caratterizzazione. Passaggio indispensabile per procedere con gli interventi di bonifica. A scoprirlo sono Inail e Ispra, che nel 2020, dopo 16 anni, si accorgono che quella precedente non è più valida. Non solo incompleta: inesistente ai fini dell’intervento. Risultato: si torna a zero. Il sito resta esposto, continua a degradarsi, e nessuno – né Regione né ministero – si assume alcuna responsabilità. Chi doveva intervenire non lo ha fatto, a partire dalla Regione Basilicata, che tra pareri discordanti, controlli carenti e con una stazione appaltante confusionaria, approfitta della scarsa vigilanza del ministero dell’Ambiente, quest’ultimo inefficace fino al 2017. Da parte di Ispra e di Inail i tempi impiegati risultano inspiegabilmente lunghi per riscontrare difetti gravi. Un gioco di rimpalli che ha trasformato la Materit in una discarica di stato.


INTERVIENE
L’ANAC: VIOLAZIONI

Nel maggio 2022 l’Anac ha emanato una nota di richiamo nei confronti della Regione Basilicata, riscontrando “anomalie” nella gestione della procedura di bonifica dell’ex Materit: il massimo ente territoriale è stato ritenuto in “violazione dei principi di tempestività e non aggravamento dell’azione amministrativa previsti dal Codice degli Appalti. L’Autorità richiede al governo lucano di comunicare entro 60 giorni gli esiti della manifestazione d’interesse pubblicata e di aggiornare l’Anac sullo stato della progettazione esecutiva e dell’affidamento dei lavori. Un’accusa forte: secondo l’Anticorruzione la Regione Basilicata “in buona parte” è responsabile del fatto che lo stabilimento di eternit sia ancora l’unico in Italia fra quelli a non essere stato ancora bonificato.
IL DECRETO 2024
SEGNA LA SVOLTA

Il 20 dicembre 2024 il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Luca Proietti, firma finalmente il nuovo Piano di caratterizzazione. È un atto durissimo: 42 prescrizioni, obblighi immediati, controlli serrati. Le novità principali: messa in sicurezza d’emergenza delle aree esterne, Udp obbligatorie, rimozione dei rifiuti ammalorati, rete di monitoraggio aggiornata, nuova indagine completa dei suoli e sottosuoli, gestione rigorosa dell’amianto libero. Per la prima volta in vent’anni, lo Stato certifica che esistono le condizioni per partire. La Regione ha creato una nuova “struttura di missione”, nata anche dall’onda lunga dell’inchiesta sull’inquinamento alla ex Daramic, nell’area industriale di Tito, alle porte della città di Potenza, altro sito Sin. Intanto diversi tecnici – come nel caso del portavoce dell’associazione Ambiente e legalità, Pio Abiusi, attento conoscitore della vicenda – sostengono che la bonifica dovrebbe essere affidata a Invitalia, che ha già gestito operazioni complesse come nel caso della discarica di La Martella a Matera. L’auspicio, alla luce delle prescrizioni stringenti imposte nell’ultimo decreto ministeriale, è che il progetto sia commissionato a un soggetto con comprovata esperienza nazionale, per evitare così l’ennesimo stallo. La domanda vera è una sola: la Regione Basilicata ha la capacità tecnica per gestire un sito così ad alto rischio?


NUOVO ANNUNCIO
TRIONFALISTICO

La ex Materit è lo specchio di una regione ferita da decenni di inerzia. Il decreto del 2024 rappresenta un punto di non ritorno: o si parte ora, o la Basilicata dovrà ammettere pubblicamente di aver rinunciato alla bonifica di uno dei siti più contaminati del Sud. Ferrandina non può attendere un altro decennio di promesse. E la politica non può più nascondersi dietro la burocrazia. Perché l’amianto non aspetta. Uccide. In silenzio. Da quarant’anni. Nonostante accuse pesanti e inequivocabili, la Regione ha scelto la strada dei comunicati trionfalistici, come quello annunciato di recente sullo stanziamento di quasi 40 milioni di euro tramite l’Accordo per la coesione siglato tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Mase risorse derivanti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) 2021–2027 destinate a interventi strategici su tutto il territorio lucano. L’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione Energetica, Laura Mongiello, ha parlato di un lavoro tecnico e istituzionale condiviso, di strategie chiare, progetti concreti e accelerazioni delle bonifiche dei Siti di interesse nazionale. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali suonano come vuoti proclami: l’Anac ha già denunciato l’inerzia della Regione e il ritardo cronico nella messa in sicurezza di Materit, e nulla nei comunicati prova che le stesse inefficienze non continueranno a pesare sui cittadini lucani. Tra gli interventi previsti, quello più rilevante riguarda proprio l’ex Materit a Ferrandina, con un finanziamento complessivo di 17,55 milioni di euro, di cui 14,35 milioni da fondi Fsc, destinati alla bonifica e alla messa in sicurezza permanente.
Altri fondi saranno distribuiti sul territorio per potenziare reti fognarie e sistemi di depurazione: Genzano di Lucania riceverà 4 milioni di euro per la rete fognaria comunale, Irsina 1,6 milioni per il potenziamento del depuratore e il trattamento terziario, a Matera, in località Lamione, 1,85 milioni per completare e potenziare il depuratore cittadino, mentre a Pisticci saranno destinati complessivamente 13 milioni di euro tra reti fognarie e nuovo impianto di depurazione.
LA VAL BASENTO NON PUÒ
ASPETTARE OLTRE

Eppure, nonostante gli stanziamenti e i proclami, la situazione reale resta drammaticamente critica. L’ex Materit rimane un simbolo dell’inefficienza istituzionale: l’amianto non bonificato continua a minacciare la salute dei residenti, l’aria e il terreno circostante, e rappresenta una ferita ambientale e sociale che nessun comunicato può cancellare. I cittadini subiscono il peso di un rischio sanitario concreto, mentre le scadenze fissate dall’Anac e le responsabilità della Regione vengono affrontate solo a parole. L’impressione è che la Basilicata stia rincorrendo i problemi, annunciando soluzioni che tardano ad arrivare e che restano sulla carta. E ogni nuovo finanziamento rischia di diventare solo un documento da esibire, senza alcun effetto tangibile sulla sicurezza ambientale. La Regione parla di accelerazione e strategia, ma mentre gli uffici pianificano, si vive alle prese con siti industriali pericolosi, reti fognarie incomplete e depuratori insufficienti. Le risorse pubbliche, milionarie, non hanno ancora cancellato la ferita storica lasciata dall’amianto. Si continua a pagare un prezzo alto, fatto di rischi ambientali e sanitari, di fiducia dei cittadini tradita e di reputazione pubblica compromessa.