15 Sep 2019
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Amministrative, ballottaggio a Potenza: Pd e affini non compatti al voto

POTENZA – Ma dove sono finiti gli ottomila voti tra il primo e il secondo turno? La domanda non è banale per decifrare la vittoria di Mario Guarente e la sconfitta (per soli 200 voti) di Tramutoli. Il neo sindaco, scelto dalla Lega e accolto dalla coalizione del centrodestra unito, ha ottenuto 16.248 voti pari al 50,31 per cento contro i 16.048 voti pari al 49,69 per cento di Tramutoli. 32.296 voti totali, circa 8mila in meno rispetto al primo turno del 26 maggio, quando i cinque candidati sindaco totalizzarono 40.249 voti. Certo, l’astensione ha avuto un effetto diretto. Era prevedibile, ma la giornata di inizio estate ha favorito un fuggi fuggi dalle urne più o meno in linea con il dato delle altre competizioni amministrative d’Italia. La percentuale di votanti al ballottaggio è scesa di 15 punti, al 56,64 per cento rispetto al 71,71 per cento del primo turno. Ma chi ha perso voti? E chi ne ha guadagnati? Mario Guarente si è tenuto più o meno sulla linea di due settimane prima. Il calo fisiologico era prevedibile ed è stato attutito senza grossi scossoni. Il neo primo cittadino è passato da 18.004 del 26 maggio a 16.248 di domenica con un segno rosso di 2.244. Più 5mila invece per il candidato di sinistra che è passato da 11.034 preferenze a 16.048. Una performance di grande spessore, considerando anche l’apporto di due sole liste a sostegno. In realtà il delta doveva arrivare – almeno nelle intenzioni della vigilia – dall’elettorato di Bianca Andretta e dal Movimento 5 stelle. Ma se i pentastellati hanno sostanzialmente lasciato libertà di voto ai propri simpatizzanti, non “regalando” automaticamente i 2.917 raccolti da Falconeri, anzi, lasciando quasi supporre che molti grillini siano rimasti a casa, più macchinoso è stato il “travaso” dei voti andati alla Andretta. Quelli del centrosinistra “ufficiale”, del Pd e dei centristi.

 

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di Celestino Benedetto