Automotive, delegazione lucana a Bruxelles per manifestare sotto la sede della Commissione Ue

BRUXELLES – Il confronto è spaventoso. Solo nel 2018, sette anni fa, lo stabilimento di Melfi contava 7.400 occupati e una produzione annua di 339.865 auto. Ora i lavoratori diretti sono circa 5mila e lo scorso anno la quota di veicoli usciti da San Nicola è stata di 62mila unità con un calo rispetto al 2023 del 63%. Con questi numeri non si va avanti, soprattutto nell’anno clou della transizione, con le aziende dell’indotto (circa 3000 lavoratori) senza commesse e dunque in forte affanno.

E Melfi rappresenta solo un anello della catena dell’automotive in Italia e in Europa vessata da una transizione all’elettrico ad oggi insostenibile. Per questo i sindacati europei della federazione dell’industria metalmeccanica si sono ritrovati a Bruxelles in presidio sotto la sede della Commissione, per richiamare l’attenzione sulla necessità di politiche industriali e sulla necessità di rivedere il Green Deal.

I metalmeccanici denunciano l’assenza di investimenti pubblici, paventando il rischio deindustrializzazione. Nella capitale belga presente una nutrita delegazione di lavoratori e sindacati lucani guidati dai segretari di Fiom, Fim Cisl e Uilm Basilicata.

Il prossimo 5 marzo è prevista la presentazione del piano europeo d’azione sull’automotive sul quale Uilm, Fiom e Fim Cisl chiedono l’impegno della commissione a partire dalla previsione di aiuti per i lavoratori