Autonomia, vantaggi e pericoli: “C’è il rischio di sacrificare le risorse del Nord”

POTENZA- Inizia a concretizzarsi il progetto di un coordinamento delle regioni del Sud attraverso una visione comune e un patto di investimenti comuni. Il presidente della Regione Calabria ha bruciato nei tempi i suoi colleghi del Sud per sollecitare un incontro e individuare una strategia condivisa. Bardi, per ora, ha in agenda una priorità: la riorganizzazione della macchina regionale, a partire dalle nomine dei direttori generali. “La riorganizzazione degli uffici è stata uno dei punti qualificanti del mio programma elettorale. Per questo – ripete ai suoi collaboratori – è mia intenzione, così come ho già iniziato a fare, cambiare lo stato delle cose. Non bisogna mortificare le competenze, ma porre fine invece alle rendite di posizione. La macchina regionale che ho in mente ha la necessità di accorpare alcune competenze, farne nascere altre, implementarne alcune”. Ma in settimana, chiusa questa partita, si concentrerà sul tema dell’Autonomia differenziata che nel governo Conte registra un’accelerazione. Oliverio nella lettera che ha inviato a lui e agli altri governatori del Sud paventa il pericolo che “la conferenza Stato – Regioni rischia di essere vanificata nelle proprie prerogative istituzionali, mentre il Parlamento svuotato della sua centralità e funzione essenziale, su un nodo sostanziale relativo alla definizione del rapporto Stato e Regioni. Un fattore non secondario per le prospettive del Paese e per la stessa coesione nazionale. Il mio allarme – precisa il presidente calabrese – è teso a sollevare non solo una questione di metodo. Ovviamente, esso è motivato soprattutto dalla preoccupazione che la revisione costituzionale relativa ad una molteplicità di materie e funzioni, ad esclusivo vantaggio di alcune regioni forti del Nord, possa acuire gli squilibri accumulati e non risolti nel corso di decenni a netto svantaggio del Sud e delle sue popolazioni. In particolare, saranno i giovani costretti in larga maggioranza ad abbandonare la propria terra. Una impostazione che di fatto mette in discussione il Patto Nazionale su cui si regge l’impianto istituzionale e democratico. Il rischio che si possa creare una grave frattura sociale ed istituzionale è reale.

 

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di Arturo Giglio