Bambino morto in un cantiere abbandonato di Venosa, in appello un’assoluzione e uno sconto di pena per i due imputati

VENOSA – Assoluzione per uno dei due imputati e sconto di pena per l’altro. Si è chiuso così il processo d’appello relativo alla morte di Michele Teora, il bambino morto a soli dieci anni a Venosa, in seguito ad una caduta da circa tre metri in un cantiere in stato di abbandono. La Corte d’Appello, accogliendo il ricorso della difesa, ha assolto “per non aver commesso il fatto” l’allora direttore dei lavori, Luciano Gay (in primo grado era stato condannato a tre anni con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo al termine del processo che si era concluso nel giugno del 2018). Scende, invece, da tre a due anni la condanna nei confronti di Giuseppe D’Andrizza che all’epoca dei fatti rivestiva il ruolo di costruttore.

Assoluzione confermata, infine, per gli altri sedici iniziali imputati, tra proprietari del suolo, committenti e il responsabile dei lavori per il Comune. La tragedia si verificò nel pomeriggio del 19 marzo del 2011, quando Michele Teora era entrato in quel cantiere insieme a due amici per giocare. Il bambino, dopo la tragica caduta, fu trasportato all’ospedale San Carlo di Potenza, ma il suo cuore smise di battere il giorno dopo. Il cantiere dove si verificò l’incidente, abbandonato da tantissimi anni (addirittura dal lontano 2004), era rimasto privo di qualsiasi protezione, recinzione e parapetti. Michele Teora precipitò da una buca del piano rialzato al suolo, riportando un trauma cranico fatale. Per le motivazioni della sentenza di secondo grado emessa nel primo pomeriggio di ieri dalla Corte d’Appello di Potenza bisognerà attendere novanta giorni.