Bonus Covid, la Lega non parla. Ma si affilano i “lunghi coltelli”

POTENZA – Le “furbette del Municipio” possono stare tranquille. Nella Lega lucana vige la cultura del silenzio.

Il commissario regionale senatore Roberto Marti è inavvicinabile. A telefono o ti chiude in faccia l’apparecchio oppure ti dice che chiama lui, ma non lo fa. E’ il solito metodo dei proconsoli di Salvini in territori conquistati e poi abbandonati. Tutto sommato, però, c’è da comprenderlo.

Che cosa può dire di un partito mal guidato con un evidente travaso di voti verso altri schieramenti? E cosa può ancora dire sulle bizze a giorni alterni dello Zullino di turno? E sull’assessore Guma che percepisce il misero bonus di 600 euro per addizionarlo all’indennità di carica, mensile e mai interrotta? E sui fratelli Cicala da Viggiano, che alimentano le proprie aziende con denaro comunale destinato ad alleviare le sofferenze e i patimenti di professionisti e imprese nel periodo dell’emergenza? E cosa mai può suggerire al sindaco Guarente che non può godersi neppure una settimana di vacanza per le imprudenze delle sue assessore? Il senatore Marti ha ragione a meditare in solitudine. Nella sua Puglia il consenso della Lega in vista delle elezioni regionali sembra essere in discesa libera, complice anche la scelta dei candidati con azioni spericolate e poco accorte. Nella Basilicata conquistata il groviglio delle situazioni è molto di più ingarbugliato. Si parte dalle attenzioni che qualcuno, esterno al partito, dedica all’attività finora svolta.

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