Camorra, ramificazioni in Val d’Agri e sulla costa jonica: sequestrate sei imprese. E ci sono anche due indagati

POTENZA – L’operazione è partita in Emilia Romagna, ma i tentacoli della camorra si erano allungati sino alla Basilicata, cuore del controllo egemonico insieme a quello basso romagnolo, esercitato attraverso la repressione violenta dei contrasti interni.

Non è un caso che sul territorio lucano hanno sede ben sei delle 17 società sequestrate e sono domiciliate due delle 55 persone indagate, entrambi imprenditori jonici, perquisiti dal personale della guardia di finanza di Policoro e che ora dovranno rispondere del reato di intestazione fittizia perché considerati dei prestanome che agivano per conto degli esponenti del crimine organizzato.

La vasta operazione denominata “Darknet”, avviata ieri alle prime luci dell’alba, ha permesso di fare luce anche sugli interessi economici coltivati dai camorristi sulla costa jonica e in Val d’Agri. Protagonisti i finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Rimini, con la collaborazione del Gico di Bologna e dei colleghi di altri 14 comandi provinciali. I dettagli sono emersi nel corso di una conferenza stampa. L’attività condotta ha permesso di disarticolare un’associazione criminale di matrice camorristica con base nella Bassa Romagna – in particolare nella città di Cattolica, ma con ramificazioni anche in altre Province (Avellino, Napoli, Salerno, Potenza, Matera, Pesaro-Urbino, Forlì-Cesena, Parma, Torino, Milano), con al vertice personaggi legati al clan dei “Sarno” e dei “Casalesi”, rispettivamente egemoni sul quartiere “Ponticelli” di Napoli e nell’Agro Aversano (Ce). Trecento i militari che hanno dato esecuzione a 80 perquisizioni e ad un’ordinanza emessa dal Gip presso il tribunale di Bologna che ha disposto misure cautelari nei confronti di 9 persone (5 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora) per i reati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, che vedono a vario titolo coinvolte 55 persone; i reati sono aggravati, per taluni di loro, dal fatto di averli commessi al fine di agevolare i rispettivi clan di appartenenza.

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