Caporalato, maxi operazione tra Basilicata e Calabria: braccianti sfruttati per meno di dieci euro al giorno

POLICORO – Schiavi nei campi del Metapontino e della piana di Sibari spesso per meno di dieci euro al giorno, sfruttati da imprenditori e caporali senza scrupoli anche attraverso matrimoni di comodo per consentirne la regolarizzazione e la permanenza in Italia.

La maxi-operazione contro il caporalato portata a termine dalla guardia di finanza di Cosenza tra Basilicata e Calabria e denominata “Demetra” ha portato a 52 arresti: 14 le persone finite in carcere e altre 38 ai domiciliari. Delle 14 aziende agricole poste sotto sequestro preventivo (per un valore complessivo di otto milioni di euro), invece, ben 12 si trovano in provincia di Matera e più precisamente tra Policoro, Scanzano Jonico, Tursi e Montalbano Jonico, dove i braccianti provenienti dall’Africa o dall’Est Europa venivano impiegati soprattutto nella raccolta delle fragole, frutta e ortaggi.

Le altre due aziende agricole coinvolte nell’inchiesta si trovano in Calabria. Sequestrati anche i mezzi utilizzati per il trasporto dei braccianti nei campi. I rispettivi titolari delle aziende agricole lucane coinvolte sono finiti agli arresti domiciliari. Complessivamente sono 22 i lucani coinvolti nell’inchiesta. Centinaia gli sfruttati pagati con meno di dieci euro al giorno. I finanzieri, nel corso delle indagini scaturite da un controllo effettuato nei mesi scorsi ad un furgone proveniente dal Cosentino e diretto proprio in Basilicata con a bordo sette braccianti, hanno seguito i mezzi di trasporto, fotografato e intercettato le fasi di contrattazione tra imprenditori e “caporali”, interrogato decine di “schiavi” e ripreso il loro lavoro nei campi.

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