16 Sep 2019
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Caporalato, migranti pagati a cassone raccolto in Basilicata. “Ma non ci sono ghetti”

LAVELLO – Mamadou, 32 anni, del Mali, è uno dei 44mila immigrati che lavora nei campi lucani ogni anno. Per raccogliere i pomodori nel Lavellese guadagna 3,5 euro a cassone. Ogni cassone varia dai 12 ai 14 kg. A fine giornata può contare sui 35-40 euro. Non ha a che fare con nessun caporale e non si lamenta dell’agricoltore che l’ha ingaggiato e che – dice – è anche un “buon uomo”. Non si lamenta nemmeno dell’alloggio, sia pure precario, che divide con altri sei connazionali. Al momento – riferisce Pietro Simonetti, coordinamento Politiche Migranti della Regione – da noi non ci sono ghetti di extracomunitari. Mi risulta a Bernalda un capannone nell’area ex Felandina occupato da una decina di lavoratori. E nemmeno ci sono situazioni particolari di sfruttamento salariale anche se naturalmente si paga a cottimo che significa a cassone raccolto. Gli imprenditori agricoli stanno tenendo fede agli impegni sottoscritti con il Protocollo contro il caporalato e per le retribuzioni.

 

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