Caso Nicastro, i tre indagati sotto torchio per ore sui tamponi “vip”

POTENZA – Hanno deciso di rispondere alle domande del procuratore aggiunto Maurizio Cardea per provare a chiarire la loro posizione in relazione ai fatti contestati.

Sono sfilate ieri in tribunale (a Potenza) per essere interrogate le tre persone coinvolte nell’inchiesta scaturita dalla morte di Antonio Nicastro, il blogger potentino di 67 anni ucciso dal Coronavirus lo scorso 2 aprile dopo aver invocato per circa due settimane di essere sottoposto a tampone, poi purtroppo risultato positivo.

La procura vuole verificare se nei giorni più delicati dell’emergenza sanitaria nella nostra regione, ovvero tra metà e fine marzo, nell’effettuazione dei test per l’individuazione dei casi Covid ci sia stata o meno una corsia preferenziale che abbia avvantaggiato persone asintomatiche rispetto a quelle con sintomi evidenti (febbre insistente e problemi respiratori) come Nicastro, arrivato anche a chiedere il ricovero al pronto soccorso, o quantomeno una radiografia toracica come suggerito dalla guardia medica, ma rispedito inspiegabilmente a casa dopo una manciata di minuti. Concorso in omissioni in atti d’ufficio e falso i reati a vario titolo contestati agli indagati in questa fase iniziale dell’indagine. Un secondo filone d’inchiesta si sta occupando proprio dell’aspetto strettamente sanitario della vicenda e non sono da escludere sviluppi a stretto giro anche su questo fronte. Per l’indagine interna disposta dal governatore Bardi, invece, nella gestione del caso Nicastro, non sarebbero emerse particolari difformità o criticità nell’applicazione dei protocolli previsti. Tornando agli interrogatori di ieri, il primo a parlare per circa due ore, assistito dall’avvocato Sergio Lapenna, è stato il direttore dell’Ufficio Igiene Pubblica dell’Asp, Michele De Lisa.

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di Fabrizio Di Vito