Caso Nicastro, tutto quello che la Regione non dice

POTENZA – Un’indagine conoscitiva per apprendere quello che, in realtà, già si sapeva.

Lo sforzo della Regione Basilicata profuso attraverso l’inchiesta interna sulla morte di Antonio Nicastro, il blogger potentino di 67anni stroncato lo scorso 2 aprile dal Coronavirus, si è sostanzialmente ridotto a questo. Nessun ulteriore approfondimento è stato effettuato rispetto a fatti e circostanze già emerse nelle ore successive al decesso.

Alla procura di Potenza, infatti, sono state inviate le relazioni chieste all’Asp e all’ospedale San Carlo: due documenti, di cui vi abbiamo dettagliatamente parlato nell’edizione di ieri, che ricalcano quasi interamente quelli resi noti dall’azienda sanitaria e quella ospedaliera del capoluogo lucano il giorno dopo la morte di Antonio Nicastro. Sia l’Asp che il San Carlo hanno confermato alla Regione di aver seguito il protocollo e di aver sottoposto al tampone il 67enne pur in “mancanza di criteri epidemiologici”. Tampone effettuato il 20 marzo, a due settimane di distanza dalla comparsa dei primi sintomi: una febbre non altissima ma continua e una tosse che con il passare dei giorni si faceva sempre più insistente. Al punto da indurre Nicastro, su indicazione della guardia medica, a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale San Carlo la sera dello scorso 13 marzo per effettuare una radiografia al torace.

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di Fabrizio Di Vito