“Cattiva burocrazia”, quando i servizi pubblici rallentano lo sviluppo

POTENZA – La qualità, l’imparzialità ma soprattutto la celerità e l’efficienza della pubblica amministrazione. Contro le lungaggini burocratiche alle quali siamo abituati anche solo per richiedere un semplice certificato di residenza. Valori facilmente rilevabili da tutti quei servizi erogati dagli uffici pubblici in favore di imprese e cittadini. Qualità per la verità poco percepite in Basilicata. Se a livello regionale ci confrontiamo con il resto d’Europa il risultato è desolante. Su 208 regioni monitorate a livello europeo dall’Università di Göteborg, la prima realtà italiana per qualità istituzionale, vale a dire la provincia autonoma di Trento, si colloca al 100° posto.

La Basilicata si trova al 196°, seguita da Campania (206°) e Calabria (207°) negli ultimi 20 posti della graduatoria. Nell’indice europeo sulla qualità istituzionale la nostra regione fa segnare un punteggio che scende a -1,44.

L’indice finale sulla qualità istituzionale è frutto di un mix di quesiti posti ai cittadini su tre fronti: istruzione, sanità e pubblica sicurezza. Inoltre c’è un aspetto importante che riguarda le imprese. Secondo l’Ufficio studi Cgia di Mestre, il miglioramento della macchina pubblica dovrebbe svilupparsi seguendo il principio dell’once only, tradotto: solo una volta, in base al quale gli enti pubblici non possono chiedere all’impresa i dati già in loro possesso per esempio per permetterle di accedere a finanziamenti pubblici o per rilasciare autorizzazioni. Tutti meccanismi che se replicati portano al rallentamento della macchina amministrativa ma soprattutto allontanano il cittadino dal servizio. E rappresentano un freno per lo sviluppo economico.

Maggiori dettagli nell’edizione cartacea de La Nuova del Sud di oggi, lunedì 11 Aprile