Coronavirus, le paure dei lucani raccolte dalle psicologhe del San Carlo

POTENZA- Le mille paure lucani, di tutti noi comuni mortali, durante il lockdown.

Il terrore di essere stati contagiati dal virus, o di poter portare a casa il Covid per medici, infermieri, ma anche personale di servizio ospedaliero. Il terrore di non farcela a superare il test del doppio tampone negativo per quei pazienti affetti dal sars-cov2. Le fobie, le ansie di non tornare mai più alla quotidianità di prima. Si potrebbe scrivere un libro semplicemente raccogliendo il racconto dell’esperienza maturata in questi mesi, dalle due psicologhe cliniche (le dottoresse Maria De Felice e Maria Grazia Tempone) che hanno gestito lo sportello psicologico del San Carlo.

Un numero aperto a tutti, personale ospedaliero, pazienti ricoverati e persone comuni. Attivo dall’inizio dell’emergenza, creato ad hoc, il “pronto soccorso” psicologico è ancora operativo e ha dato supporto a circa 50 utenti. Raccogliendo paure, ma anche semi di speranza per il futuro delle relazioni sociali. Come lo spirito di squadra che ha colpito molto la dottoressa De Felice. “Nei momenti di difficoltà nelle corsie d’ospedale è stato come spartirsi il pane”.
Che cosa cercava chi vi telefonava? Cosa vi chiedevano?
“Le tipologie di domande che sono arrivate riguardavano in ogni caso il Covid, o direttamente o indirettamente la problematica che veniva presentata era legata alla situazione che stavamo vivendo e cioè partire dall’isolamento per arrivare alle paure legate al contagio. Le persone che si sono rivolte a questo numero prevalentemente sono persone che sapevano di chiamare in ospedale. Il nostro sportello ha avuto al funzione di un pronto soccorso piscologico perché le persone avevano un bisogno immediato di avere risposte a situazioni di disagio esplose durante il periodo di isolamento ma in realtà già presenti nella vita delle persone”.
In che modo avete classificato le chiamate?
“Le persone che hanno chiamato le abbiamo divise in interne e esterne. Le chiamate interne riguardavano tanto gli operatori che accusavano una grossa difficoltà dovuta alle nuove regole lavorative e tanto le persone ricoverate in ospedale che dovevano essere accompagnate a gestire una situazione del tutto nuova. Poi c’erano chiamate esterne che invece riguardavano persone di tutte le fasce d’età che lamentavano ansia o sviluppo di fobie”.

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola