Coronavirus, l’emergenza è per gli altri: novantamila euro per i Bardiboys

Il momento è difficile per tutti. Ma, quel che verrà sarà peggio, almeno sul piano economico.

La miseria trionferà e gli sforzi per fronteggiarla saranno titanici. Ovviamente, la nuova ondata di indigenza non si abbatterà su tutti.

Ci sono sempre sacche minime di “privilegiati”, che, in piena emergenza sanitaria, con impareggiabile ingegneria creativa, applicata alla gestione dei soldi pubblici, si confezionano esponenziali aumenti stipendiali da fare invidia ai Nababbi. Ma si sa: certe operazioni si fanno o alla vigilia di feste comandate, oppure quando sale il clamore di drammatiche emergenze. Il metodo è quello napoletano, “aumh aumh, senza fa capì nient a nisciun”. E così, “zitt’ zitt’ miezz a u mercat” ecco fronteggiare la sofferenza con un provvedimento annunciato, sospeso e poi risuscitato come Lazzaro nella sua inopportunità. Mentre con la mano sinistra la Regione chiede ai cittadini una donazione volontaria per far fronte alle spese della sanità per dare uno “Scacco matto” al virus cinese, con la mano destra elargisce, in uno slancio di impareggiabile altruismo, quel famoso aumento del 15 per cento dell’intera retribuzione conglobata nell’intero trattamento economico ai tre fedelissimi “napoletani” del presidente Bardi: Fabrizio Grauso, capo di Gabinetto; Antonio Ferrara, responsabile del settore Legislativo e di consulenza Giuridica del Gabinetto e Massimo Calenda, direttore dell’Ufficio Stampa della Giunta.

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