Coronavirus, l’epidemia arretra e i sindacati incalzano sul nuovo piano sanitario: “Subito il confronto”

POTENZA- I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Basilicata, Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli, hanno scritto una lettera al presidente della Regione Basilicata Vito Bardi circa l’emergenza scaturita dalla pandemia da Covid-19 «che ha messo in luce tutte le ombre di una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che da sempre i sindacati hanno sostenuto essere non in linea con i bisogni di salute di questa regione».

«E se oggi l’ emergenza sanitaria in Basilicata non è quella di contenere il contagio epidemico, lo è invece – sottolineano in una nota congiunta – la definizione e l’attuazione di un nuovo efficace Piano socio-sanitario regionale. La questione è strategica e decisiva».

E dunque «il governo regionale – evidenziano Summa, Gambardella e Tortorelli -, farebbe bene a porre fine alle diatribe e schermaglie interne smettendola di annunciare temi e aspetti disorganici di un presunto piano che l’esecutivo regionale avrebbe già predisposto e depositato da qualche parte, all’insaputa dei più. In questo delicato passaggio, occorre che la giunta regionale esca da una fase di messaggi e scelte contraddittorie, avulse dalla storia dei territori, prive di confronto e relazione con la comunità sanitaria e con le rappresentanze istituzionali e sociali. Si ripristini il metodo e il merito della buona programmazione sanitaria superando ogni raffazzonato comportamento che genera ormai nella comunità regionale incertezza e confusione». «Il rischio – attaccano Cgil, Cisl e Uil – è di chiudere in un modello verticistico di comando il sistema sanitario lucano e con esso le sue tante peculiarità e potenzialità, a partire dalla carica professionale e umana che gli operatori hanno dimostrato nell’emergenza Covid-19. Una grande prova di capacità assistenziale, pur con mezzi limitati e in assenza di precise direttive dalle direzioni aziendali. È da qui che bisogna ripartire, dalla ricca sensibilità degli operatori e da esperienze e modelli assistenziali di cui è portatore il complesso delle strutture sanitarie regionali restituendo centralità al territorio che deve diventare davvero il luogo dell’integrazione socio sanitaria e delle cure di prossimità».

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