Coronavirus, tamponi e cure rapide. La parola agli esperti

POTENZA- Tamponi, cure a casa e meno ospedale. Funziona il modello Veneto e con ottimi risultati.

E in Basilicata? Ritardi inconcepibili sui test e gestione dell’emergenza ancora tutta da definire. “I primi 7 giorni sono fondamentali perché potrebbero evitare l’ospedalizzazione”. Non siamo noi a dirlo, non ne avremmo le competenze. Lo spiega invece Francesco Le Foche in un’intervista di ieri rilasciata al Fatto quotidiano.

Il professore è il responsabile del Day Hospital di Immunoinfettivologia al Policlinico Umberto I La Sapienza di Roma. “E ‘ fondamentale iniziare a trattare i pazienti subito con antivirali che permettono di ridurre la replicazione del virus e evitare il peggioramento”. E invece cosa accade in Basilicata? Abbiamo letto tutti sui social di almeno due casi a dir poco allarmanti. Due cittadini costretti a casa da settimane con febbre alta e tutti i sintomi del Covid-19. In attesa di un tampone per due settimane. Un tempo infinito. Eppure è quello che è accaduto. Altre sollecitazioni sull’assistenza domiciliare? Bene.
“NON SI PUO’ ASPETTARE LA CRISI RESPIRATORIA”
Sul bisogno di cure precoci ai contagiati si sono espressi nelle ultime ore l’infettivologo Massimo Galli (ospedale Sacco di Milano) e lo stesso professore La Foche. Ieri a queste voci si è aggiunta quella del presidente nazionale del 118 Mario Balzanelli. “Non si può aspettare che un malato vada in crisi respiratoria, perché a quel punto è già caduto nell’abisso, i polmoni sono compromessi. Bisogna fornire il saturimetro a casa a chi è in quarantena, perché rileva in tempo la riduzione dei parametri di ossigenazione del sangue”. L’importanza del saturimetro per chi si trova in isolamento viene sottolineata anche dalla Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) e dagli anestesisti che chiedono un cambio di passo. La macchina regionale è dotata di questi strumenti? “La polmonite da Covid-19 ha anche una componente vascolare, si formano delle trombosi nei polmoni che hanno un impatto improvviso peggiorando di colpo la sintomatologia respiratoria”, spiega Pietro Brambillasca, anestesista dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, “se alle persone che stanno a casa in quarantena viene dato un saturimetro, un piccolo apparecchio che controlla i livelli di ossigeno nel sangue, e si controlla la temperatura, si evita di arrivare in ospedale quando si è già in crisi“. Anche perché aggiunge, “in un periodo di emergenza come questo si rischia che un’ambulanza ci metta un’ora per raggiungere il paziente, come è già accaduto in questi giorni a Bergamo”.

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola