MELFI- Il tempo è scaduto. Scatta la mobilitazione del comparto automotive. Una protesta partita dal basso, a Melfi, poi spostatasi ad aprile a Torino e Termoli. Ed ora Roma. Prima la mancanza di commesse alle imprese della componentistica, della logistica e dei servizi. Poi lo stop al progetto della Gigafactory di Termoli e gli effetti negativi su Melfi, dove rischia di essere vanificato l’investimento sul segmento batterie. Fino al rientro a singhiozzo sulle linee produttive dopo la pausa estiva. Ancora oggi, infatti, si lavora sui due turni nell’area industriale lucana, il giovedì e alternando il mercoledì al venerdì. Persino l’area di crisi complessa – è notizia di un paio di giorni fa – è partita con il piede sbagliato, considerata l’esiguità delle somme contenute nel fondo messo a disposizione dal Mimit per finanziare i programmi di investimento delle undici domande pervenute e tentare la risalita dei livelli occupazionali e la messa a terra di nuovi investimenti.

Sono soltanto alcune delle ragioni che hanno spinto Fim, Fiom e Uilm ieri ad annunciare uno sciopero di otto ore e una manifestazione congiunta a Roma, in piazza del Popolo, il prossimo 18 ottobre. Un venerdì “caldo” come quelli tipici romani per difendere l’occupazione negli stabilimenti Stellantis, il lavoro e rilanciare il futuro dell’industria in tutt’Italia. A rischio ci sarebbero 200mila posti di lavoro nei sei stabilimenti e il 2025 sarà l’anno dello stop agli ammortizzatori sociali.
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