POTENZA – “La scelta di continuare a erogare i compensi al dott. Stopazzolo, nel periodo successivo al collocamento in quiescenza (marzo 2022) e fino al giugno 2022(risoluzione del contratto a seguito di dimissioni) va ricondotta esclusivamente alla volontà degli organi regionali”. E’ questa la motivazione per cui la Seconda Sezione Giurisdizionale Centrale d’Appello della Corte dei Conti ha completamente ribaltato il verdetto di primo grado emesso lo scorso anno dai giudici contabili lucani che avevano condannato l’ex direttore generale dell’Asp di Potenza, Giampaolo Stopazzolo, a restituire 51.000 euro, considerato come danno erariale provocato dagli stipendi incassati dopo l’intervenuto pensionamento.

I giudici hanno accolto l’appello presentato da Stopazzolo, rappresentato e difeso dagli avvocati Gianpaolo Carretta e Antonio Pafundi del foro di Potenza. Al centro della questione c’erano gli emolumenti riconosciuti all’allora direttore generale dell’azienda sanitaria potentina dal marzo del 2022, mese del suo pensionamento, fino al successivo mese di giugno, quando fu lo stesso Stopazzolo a rassegnare le dimissioni dall’incarico. La nomina di Stopazzolo alla guida dell’Asp arrivò all’inizio del 2022, appena due mesi prima rispetto alla data di pensionamento, con un contratto triennale (rinnovabile). L’8 marzo del 2022 Stopazzolo aveva comunicato alla Regione Basilicata l’intervenuto pensionamento (non per limiti d’età, ma su richiesta volontaria da parte dello stesso manager). Domanda di pensionamento che Stopazzolo aveva presentato nel maggio 2021, quando ricopriva un incarico manageriale per la sanità veneta. Dalla Regione Basilicata era comunque arrivato il via libera alla perdurante validità ed efficacia del contratto, inclusi gli effetti relativi all’onerosità della prestazione e quindi ai pagamenti da riconoscere all’allora dg dell’Asp. Era stato l’allora Capo di Gabinetto della giunta regionale, Michele Busciolano, a dar conto del parere positivo in merito fornito dall’Ufficio Affari Legislativi della Regione. Ma dal dirigente responsabile del personale Asp, Antonio Pedota, erano arrivate perplessità in merito alla decisione di cumulare il trattamento pensionistico con gli emolumenti da dg, in presunta violazione delle norme. Da viale Verrastro erano però arrivate ulteriori conferme e pertanto Stopazzolo aveva continuato a percepire lo stipendio. Ad accendere i riflettori sulla vicenda era stata “La Nuova del Sud” con alcuni articoli dell’editorialista Nino Grasso e nel giugno del 2022, a ridosso dell’accesso dei militari della guardia di finanza per l’acquisizione di tutti i documenti nell’ambito dell’attività istruttoria conferita dalla procura della Corte dei Conti, l’avvocato Vito Iorio, al quale la Regione si era rivolta per un parere, aveva manifestato al governatore Bardi l’opportunità di valutare la risoluzione del contratto con Stopazzolo, proprio al fine di evitare possibili contenziosi. E il giorno dopo, il 23 giugno 2022, erano arrivate le dimissioni da parte del dg dell’Asp. Inizialmente la procura contabile lucana aveva contestato il danno erariale per 51.000 euro, non solo a Stopazzolo, ma anche al capo di Gabinetto, Michele Busciolano e al Capo dell’Ufficio Legislativo, Antonio Ferrara: le posizioni degli ultimi due erano però state archiviate a seguito delle controdeduzioni. Per i giudici di primo grado che avevano condiviso la ricostruzione accusatoria, “la determinazione dello Stopazzolo nel continuare a percepire la retribuzione si sarebbe, infatti, posta come conditio sine qua non dell’illegittimo esborso, mentre gli interventi del Ferrara e del Busciolano non avrebbero rivestito autonoma valenza causale”. La sentenza d’Appello, invece, rovescia completamente queste conclusioni, sposando la tesi difensiva secondo la quale “la consapevolezza e volontà dell’appellante (Stopazzolo, ndr) di continuare a percepire la retribuzione, anche per il periodo successivo al pensionamento andavano escluse, in quanto la percezione della retribuzione sarebbe avvenuta solo dopo il doppio parere della Regione Basilicata, e il suo concorso “doloso” alla percezione della retribuzione sarebbe automaticamente precluso dall’autorizzazione alla percezione, resa all’Asp dall’Ufficio Legislativo della Regione”. Per gli avvocati Carretta e Pafundi “nei fatti, la sentenza di assoluzione, valorizza e rende merito all’attività svolta dal Dott. Stopazzolo durante il suo incarico ed il vantaggio organizzativo ed economico raggiunto dall’Asp, nel pur breve periodo di direzione: l’impulso per il recupero di crediti datati ed al limite della prescrizione decennale; la costruzione e conseguente approvazione del Pnrr (misure relative alla Missione 6 con firma della Convezione Regione Basilicata-Conferenza Stato Regioni avvenuta il 30/05/2022) per l’Asp anche con un attento e proficuo lavoro di coinvolgimento di tutti i cento sindaci ( d’intesa con l’Assessore competente e con la Segreteria regionale di Area). A Stopazzolo è stato riconosciuto anche il ristoro delle spese legali per il doppio grado di giudizio.

