Discarica a Salandra, tornano i carabinieri. A Matera nuova udienza del processo per omessa bonifica

SALANDRA- Una vicenda che si sarebbe dovuta archiviare dieci anni fa, ma che invece continua ad assumere contorni sempre più inquietanti. E non solo perché in ballo c’è la salubrità di un territorio e la salute di chi vi risiede, oggi chiaramente compromesse. E’ nell’agosto del 2013 che si registra il primo evento a carico delle acque sotterranee dei piezometri di discarica, per di più confermato dall’Arpab. In seguito nuove segnalazioni anche a danno dei terreni circostanti, erano state comunicate dai carabinieri forestali della stazione di Salandra, oltre che dall’amministrazione comunale. Il percolato dalla discarica pubblica di Piano del Governo continua a fuoriuscire come in passato, nonostante esposti, verifiche da parte dell’autorità giudiziaria e di quelle competenti, tra cui Regione e Provincia quali organi, quest’ultimi di vigilanza e controllo. Senza tralasciare le ultime disposizioni emesse anche dall’Agenzia regionale per l’ambiente, che in questo luogo ha riscontrato preoccupanti concentrazioni soglia di contaminazioni. Non senza la reazione della società civile, che non se ne sta a guardare e che sull’inquinamento a Salandra vuole sia messo un freno.

i teli di copertura dell’invaso di Salandra


“LAVORI
NON CONFORMI”
E’ di qualche giorno fa la denuncia, ultima ma non unica, fatta giungere al comando della compagnia dei carabinieri di Tricarico da parte del responsabile dell’associazione Ambiente e Legalità, Pio Abiusi, il quale con tanto di documentazione allegata, ha ritenuto opportuno riepilogare alle forze dell’ordine quanto starebbe accadendo nell’area in cui insiste la discarica. Un sito esausto dal 2015 e già interessato da procedura di infrazione europea. In sintesi, ma si tratta di notizie ampiamente argomentate in precedenza, Abiusi si è soffermato sull’evolversi dei cantieri di trattamento dei percolati e di copertura del composto stabilizzato, chiedendo alle forze dell’ordine di verificarne le procedure in atto, alla luce della revoca da parte della Regione Basilicata dell’Autorizzazione integrata ambientale e del relativo ordine di servizio emesso a dicembre scorso in merito alla sospensione dei lavori, la cui relazione, con il riscontro delle sole ottemperanze di cui tener conto, è stata acquisita dall’amministrazione comunale Soranno con la presa d’atto, che il presidente dell’associazione Ambiente e Legalità ha allegato alla denuncia presentata ai carabinieri.
I DOCUMENTI
Con tanto di fotografie scattate anche attraverso l’utilizzo di un drone, Abiusi dimostrerebbe, al contrario, che gli interventi che si stanno eseguendo a Piano del Conte non rispondono, in sostanza, agli adempimenti richiesti dal massimo ente territoriale, a seguito della revoca dell’Aia, e neppure alle disposizioni imposte recentemente dall’Arpab (ex artt. 242 e 244, D.Lgs. n. 152/2006) alla luce dell’accertamento, sui campioni di acqua sotterranea prelevati in questa zona, della presenza di inquinanti oltre i limiti di legge in relazione ai parametri boro, ferro, manganese, alluminio e solfati. Dalle immagini esibite da Abiusi nell’istanza fatta recapitare all’Arma, si evincerebbero modalità di esecuzione, nel caso specifico dei due strati finali dei copertura, “non solo non conformi alla norme, ma non corrispondenti alle disposizioni regionali contenute nel verbale di sospensione dei lavori”.
L’associazione ambientalista lucana, torna in tal senso a sollecitare la nomina di un commissario ad hoc affinché si possano determinare condizioni di legittimità degli interventi. Intanto sul posto nei giorni scorsi gli ufficiali della compagnia di Tricarico si sono recati sul posto per nuovi accertamenti.


IL PROCESSO PER OMESSA
BONIFICA IN CORSO
A MATERA

Una situazione d’emergenza che a Salandra continua a perpetrarsi da un decennio, aggravata da scelte allora come oggi discutibili. Le stesse su cui la Procura della Repubblica di Matera ha avviato le indagini con l’iscrizione nel registro delle notizie di reato di Domenico Terranova l’allora dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Salandra, culminate nel 2022 con il rinvio a giudizio di Terranova su richiesta del pm titolare dell’inchiesta Salvatore Colella, con l’accusa di reato continuato di omessa bonifica (art 81 e 452 terdecies codice penale) “perché con più azioni od omissioni esecutive del medesimo disegno criminoso, non avrebbe provveduto alla bonifica, al recupero e al ripristino dello stato dei luoghi, omettendo di adottare tutte le cautele necessarie affinché i rifiuti stoccati all’interno della discarica fossero smaltiti evitando che gli stessi producessero percolato”. Il processo dibattimentale a carico di Terranova, assistito dall’avvocato Vito Agresti, si sta celebrando davanti al giudice monocratico del Tribunale di Matera, Rosa Bia mentre l’azione penale è esercitata dal pubblico ministero, Rita Pavone subentrata a Colella. Risale al 7 marzo scorso una nuova udienza, nell’ambito della quale sono stati ascoltati alcuni testimoni, tra cui l’ex sindaco di Salandra, Gianfranco Tubito, quale teste querelante.
LE OMBRE SULLA
REVOCA DELLA GARA
A dare impulso alle indagini era stato, infatti, l’esposto ai carabinieri presentato a gennaio 2021 dall’allora primo cittadino del centro della Collina materana, con il quale si denunciava lo sversamento di percolato dalla discarica di proprietà comunale. Un contesto allarmante, affrontato in precedenza dall’amministrazione Tubito attraverso la copertura temporanea con teloni Ldpe e la realizzazione di una vasca di contenimento. Interventi temporanei ai quali dovevano seguire i lavori previsti nel progetto di bonifica dell’intera area, finanziato con fondi ministeriali pari a 4 milioni di euro, risorse anticipate in emergenza dal governo regionale. Lavori in seguito stoppati da Terranova con un provvedimento di revoca del bando di gara, nel frattempo già predisposto e pubblicato dalla stazione appaltante della Provincia di Matera, costituitasi parte civile nel processo a carico del dirigente comunale. Appalto a quanto pare adottato successivamente dall’amministrazione passata sotto la guida dell’attuale sindaco Giuseppe Soranno, che su indicazione del Terranova avrebbe spacchettato su due esercizi finanziari e avvalendosi della piattaforma Asmel. Ad aggiudicarsela è stata la Fibro Service, amministrata da un impenditore di Ferrandina, ma con sede legale a Pavia. Società che, a detta della minoranza in seno all’assise comunale salandrese, è conosciuta in zona per il suo diretto legame con la Semataf Srl, quest’ultima affidataria per alcuni anni del servizio di gestione della discarica e in passato finita nell’occhio del ciclone dopo il coinvolgimento nell’inchiesta cosiddetta “Monnezzopoli”. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, in più occasioni lo stesso Tubito aveva sollevato dubbi di legittimità, ora al vaglio della Prefettura, relativamente alla delibera sindacale con la quale è stato conferito a Terranova l’incarico per sei mesi di collaboratore esterno a titolo gratuito, scaduto a dicembre scorso, ma che nel frattempo ha concesso all’ex dirigente – attualmente sostituito dall’ingegnere Antonio Mele, responsabile unico dei procedimenti relativi all’area tecnica comunale – di svolgere la propria attività per conto del sindaco pur da imputato nel processo che si sta celebrando a Matera.