Ecco come nascono, e in cosa consistono, i rapporti tra Macchia e Lorenzo Delli Gatti

Quali sono i rapporti tra Donato Macchia e Lorenzo Delli Gatti? La risposta è tanto banale quanto trasparente. Ecco come stanno le cose.

La domanda che in molti si stanno ponendo in questi giorni ha una risposta tanto banale quanto trasparente

Ecco come nascono e in cosa consistono i rapporti tra Donato Macchia e Lorenzo Delli Gatti

POTENZA – La domanda che in molti si sono posti, all’indomani degli arresti operati da Polizia e Carabinieri, ai danni del clan Di Muro-Delli Gatti, nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza, coordinata dal sostituto Gerardo Salvia e dal procuratore aggiunto Maurizio Cardea, è facilmente ipotizzabile. E può essere così riassunta: quali sono i rapporti tra il neo «patron» del Potenza Calcio, editore della “Nuova” e stimato operatore economico nel settore delle rinnovabili, Donato Macchia, e uno dei presunti “capo-banda”, per quanto incensurato, che risponde al nome di Lorenzo Delli Gatti? Lo stesso, per intenderci, col quale l’imprenditore lucano è stato intercettato nell’ambito di due telefonate della durata complessiva di 3 minuti?

Che rapporto c’è tra Donato Macchia e Lorenzo Delli Gatti?

La risposta è tanto banale, quanto semplice, lineare e trasparente. Ad aprile del 2020, nell’ambito delle ordinarie attività poste in essere dal proprio Gruppo imprenditoriale, in questo caso legate alla realizzazione di un parco fotovoltaico da insediare nell’area dell’ex zuccherificio del Rendina, nel perimetro industriale di Melfi, di proprietà della società Agroalima Spa, Donato Macchia, tramite la «Verus Srl», si ritrovò ad acquistare circa 100 ettari di terreno. Per poi scoprire che il custode dell’area, l’ing. Camarda, fiduciario della Agroalima, senza alcun atto scritto, aveva consentito a Lorenzo Delli Gatti di continuare ad effettuare operazioni di semina e di raccolta del grano.


Superato anche a muso duro un iniziale momento di tensione
, facilmente intuibile nel momento in cui la nuova proprietà di quei terreni non s’è lasciata intimorire da minacce più o meno velate, tra la «Verus Srl» e il Delli Gatti è stato stipulato, in data 23 settembre 2020, presso lo studio dell’avv. Antonio Murano di Rionero, presente l’avv. Scapicchio, un contratto di servizi per la «manutenzione ordinaria e la custodia dei terreni» della durata di 5 anni, ferma restando l’espressa facoltà per la società del Gruppo Macchia di risolvere il contratto in caso di inadempienze contrattuali.

Un’attività di manutenzione e custodia: a questo si limita il rapporto tra Macchia e Delli Gatti


In forza di questa attività di «manutenzione e custodia» la «Verus Srl» si impegnava a riconoscere – come puntualmente fatto da allora in poi – a Lorenzo Delli Gatti la somma di mille euro al mese, nell’ambito di un rapporto di corretta collaborazione che – come si intuisce dalla prima telefonata intercettata, di cui diamo conto in questa stessa pagina – non ha mai travalicato i limiti della buona educazione e della acclarata legalità. Basta leggere quanto riportato in una conversazione di appena un minuto e mezzo, in cui il presunto «boss» si scusa per il disturbo. A un certo punto usa il Lei. Poi torna al Tu.

Ma sempre nell’ambito di un civile e cordiale scambio di informazioni, tenuto conto, tra l’altro, che era (ed è) interesse del Gruppo Macchia poter acquisire nell’area industriale di Melfi e in quelle agricole circostanti ulteriori terreni sui quali impiantare pannelli fotovoltaici, nell’ambito di un più ambizioso progetto di sviluppo dell’idrogeno verde, attraverso l’elettrolisi dell’acqua con l’uso di fonti rinnovabili.

La domanda sui rapporti tra Macchia e Delli Gatti ha dunque una risposta banale

Questa è stata la genesi dell’incontro tra Macchia e Delli Gatti. E su questi – come su tutti gli altri aspetti della vicenda, all’unico scopo di fugare ogni dubbio, posto che l’editore della Nuova (cosa grave) non ha mai avuto l’opportunità di interloquire con gli inquirenti – Donato Macchia ha in animo di indire per i prossimi giorni una conferenza stampa, di cui daremo conto, al pari di tutti gli altri organi di informazione. Il rammarico di un uomo perbene è che gli agenti della Squadra Mobile e i magistrati requirenti, sacrificando la qualità dell’azione investigativa, in questo caso messa a dura prova da un evidente pressapochismo, hanno ritenuto di corroborare il teorema ipotizzato solo sulla base di intercettazioni tra terze persone. Senza alcuna altra controprova. Col rischio – regolarmente verificatosi – di prendere fischi per fiaschi.


Qui Nino Grasso ha parlato di come stanno davvero le cose nel caso che ha riguardato Donato Macchia e il bando Ismea.

Qui invece abbiamo pubblicato tutte le 60 pagine dell’inchiesta sul bando Ismea.