Eni, bollette del gas azzerate: famiglie, imprese o svolta?

POTENZA- Azzerare del tutto la bolletta del gas in Basilicata? Farlo alle famiglie o alle imprese? O tagliarle, soltanto in parte, a entrambe? E in che misura?

La “partita del gas” con Eni – di cui vi abbiamo già parlato nell’edizione di ieri – si giocherà su un doppio tavolo. Il primo tecnico-economico con il cane a sei zampe, il secondo politico. Partendo da un dato. Il fabbisogno lucano di gas è fissato a circa 400 milioni di metri cubi standard (mcs) ogni anno, 403 (ultimo dato disponibile, fonte Mise) quelli consumati nel 2017: 130 milioni per l’uso domestico delle famiglie, 77 milioni per le piccole imprese, 140 per l’industria, 31 per il fabbisogno del termoelettrico e, infine, 25 per le utenze pubbliche. Un quantitativo molto al di sotto di quanto ogni anno viene estratto nella concessione Val d’Agri. Ovvero un miliardo e mezzo di metri cubi, una ricchezza enorme rimasta fuori dagli accordi del petrolio sottoscritti nel ’98. L’intesa con Total, però, ha ora riaperto questo capitolo. E la giunta regionale Bardi, con gli assessori Rosa e Cupparo in prima linea al “tavolo tecnico”, punta ad ottenerne una fetta importante con la quale, insieme ai 40 milioni annui che arriveranno da Tempa Rossa, andare a coprire parte o l’intero fabbisogno. In Regione con Eni sono già partite le “danze”. Perché finora, al contrario di quanto avverrà con Total che cederà tutto il (“poco”) gas estratto, Eni ha tenuto tutto per sé, salvo il recente accordo che interessa i comuni della concessione. Perché il quantitativo che si estrae in Val d’Agri è enorme. E perché anche la bilancia dei barili di petrolio estratti pende a favore dell’Eni. Motivi per i quali in viale Verrastro si punta a ottenere una quota importante.

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di Dario Cennamo