Fca, Barozzino racconta il rientro. “Non riusciamo neanche ad andare in bagno”

RIONERO IN VULTURE- “Il mio rientro in fabbrica, posso dire che è stato buono. Ho passato 16 anni di cui 11 da delegato (prima di essere eletto in Senato dove ho continuato a portare le istanze del mondo del lavoro) che evidentemente non si possono cancellare con un colpo di spugna. Incontrare compagni, amici, prendere il caffè insieme, raccontarsi gli anni passati insieme nello stabilimento e fuori, saranno anche cose semplici, ma per me hanno valore. Quello che invece mi ha colpito negativamente è vedere il ‘’cambiamento climatico’’ che inevitabilmente ha coinvolto lavoratrici e lavoratori e non solo, a seguito della ‘’cura’’ Fca, che di fatto ‘’annulla’’ la vita sociale dei lavoratori”. Giovanni Barozzino ne parla con tranquillità. Nessun rimpianto o risentimento. Vuole continuare ad essere se stesso, senza lasciare la politica. Dice: “Oltre ai ritmi di lavoro, ai turni stressanti, la cosa più inspiegabile è stata la riduzione delle pause fisiologiche. Con soli 10 minuti, (oltre a mettere in discussione il recupero fisiologico) di fatto appena si riesce ad andare in bagno. Che è lontano e ovviamente affollato. Problema ampiamente amplificato per le donne. Una scelta incomprensibile: l’azienda da un lato impone la riduzione delle pause, dall’altro mette in cassa integrazione gli operai. Il risultato è, che nello stabilimento ci sono circa 7 mila lavoratori, ma per le condizioni esistenti sono tutti soli. E’ la filosofia aziendale?
Di questa situazione il “merito” è tutto di Fca?
Assolutamente no! Intanto però bisogna dire che ci sono responsabilità diverse. Fca sa fare molto bene il suo mestiere. Chi doveva porre il giusto contrappeso non lo ha fatto. Bisogna dare coraggio ai lavoratori, per ricostruire l’unità fra loro.

 

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”