Festa dell’Avvenire, intervista a Mons. Orofino: “Lavoro in Basilicata? Da soli non si va da nessuna parte”

MARATEA – Il coraggio di ripartire. Il tema scelto dalla Festa di Avvenire, che il 25 luglio torna in Basilicata per il quarto anno consecutivo, è un richiamo alle coscienze di tutti: di chi ha responsabilità istituzionali come del semplice cittadino, di chi fa impresa e di chi insegna, del medico e dell’operaio, dello studente e del pensionato.

E proprio per dare un segnale concreto di ripartenza la Conferenza episcopale lucana, il quotidiano dei vescovi, l’Associazione Giovane Europa, la Cooperativa Auxilium e la BCC di Alberobello e Sammichele di Bari hanno voluto che la Festa di Avvenire fosse in piazza, nonostante le difficoltà imposte dal Covid.

Ospite principale della serata, che si terrà nello scenario di Maratea, uno dei più borghi più belli d’Italia, sarà il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, da sempre molto vicino a Papa Francesco, che sarà introdotto dal vescovo di Tursi Lagonegro Vincenzo Orofino, segretario della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute e vicepresidente di Caritas italiana. Zuppi e Orofino dialogheranno su come ricostruire una società più giusta e inclusiva insieme al direttore di Avvenire Marco Tarquinio e al vaticanista Gianni Cardinale.
Monsignor Orofino, la Festa di Avvenire è diventata un punto di riferimento culturale in Basilicata e nel Mezzogiorno, ma quest’anno assume un significato particolare. Quale?
Era fondamentale non interrompere quest’esperienza positiva e dare il segnale che vogliamo riprendere la vita di tutti i giorni. La Festa di Avvenire mette l’accento sul modo con il quale la Chiesa e i cattolici comunicano e concepiscono il Mondo e oggi, uscendo dal periodo di emergenza sanitaria, ci rendiamo conto anche degli errori che sono stati commessi durante la pandemia, perché noi cattolici ci siamo spesso parlati addosso, oppure abbiamo rincorso il Mondo. Due gravi errori che Avvenire, diretto dall’amico Marco Tarquinio, può aiutarci a superare, perché Avvenire non è solo il giornale della Conferenza episcopale italiana, ma uno strumento per affrontare la realtà, per stare nella storia e nelle circostanze della vita con un criterio di giudizio che viene dalla fede in Gesù Cristo. Questo non significa chiusura, anzi, significa guardare alle vicende del Mondo con uno sguardo pieno di cordialità e di amore verso l’umano. Uno sguardo libero e lieto, capace di comprendere, ma anche di non dipendere da nessuno. La Festa di Avvenire di quest’anno è caratterizzata, quindi, da almeno due elementi: ripensare la comunicazione con il Mondo e riaffermare che Chiesa può essere compresa solo se rende testimonianza, ovvero se racconta fatti, opere, esempi di un modo operoso e buono di stare nella realtà. La presenza del cardinale Zuppi ci dice proprio questo: ciò che renderà interessanti le sue parole sono la sua vita accanto ai più deboli e la sua lunga esperienza in Sant’Egidio, da sempre impegnata a livello sociale, caritativo e di promozione umana.

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”