Giuliana, la balena fossile più grande del Mediterraneo, sarà presto restaurata

MATERA – I resti della balena “Giuliana” saranno presto restaurati e resi fruibili per appassionati di archeologia e paleontologia. Il Comune di Matera, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio della Basilicata, l’Istituto centrale del restauro di Roma e il dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Pisa, hanno siglato il Protocollo d’intesa per lo studio ed il restauro, ai fini della musealizzazione della balena fossile di San Giuliano. Circa un milione e mezzo di anni fa, l’altipiano murgiano era interamente sommerso e abitato da creature marine come la “balena Giuliana” tornata a far parlare di sé grazie allo studio coordinato dai paleontologi del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Pisa, guidati dal professor Giovanni Bianucci. La ricerca sul fossile ritrovato nel 2006 nel lago artificiale di San Giuliano di Matera, ridisegna l’evoluzione del gigantismo estremo delle balene. Si dimostra, infatti, che il vertiginoso aumento delle loro dimensioni non è recente come creduto fino ad oggi (cioè limitato agli ultimi 2,5 milioni di anni) ma è iniziato quasi 15 milioni di anni fa.

Si tratta del più grande fossile di balena mai descritto e, forse, della più grande balena che abbia mai solcato le acque del Mar Mediterraneo. Questo dato è importante non solo perché permette di inserire questo fossile nei guinness dei primati, ma anche perché l’aumento estremo delle dimensioni è uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione. La balena Giuliana racconta un pezzo di storia straordinaria non solo della città ma dell’intero Pianeta. Il Comune di Matera finanzierà l’intervento per l’esame dello stato attuale di conservazione del fossile, per l’apertura delle casse di legno contenenti il reperto e per il consolidamento preventivo delle ossa, di cui si occuperà il dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Pisa. Le attività saranno svolte sotto il diretto controllo della Soprintendenza e dell’Icr. Il Comune ha impegnato complessivamente 200mila euro per le attività di valorizzazione e di promozione di questi reperti. Dopo un lungo iter burocratico, avviato nel 2018, nelle prossime settimane si potrà iniziare a lavorare per raccontarne la storia e renderne fruibili i reperti, che arricchiranno l’offerta del neonato Museo Nazionale di Matera.