Giustizia, il presidente della camera Lapenna: “I processi vanno celebrati in aula”

POTENZA – Il sistema giustizia è uno dei settori che più di altri sta subendo le conseguenze dell’emergenza Coronavirus.

La vita frenetica dei palazzi di giustizia, infatti, è stata bruscamente interrotta dall’epidemia che sta mettendo in ginocchio l’Italia. E’ impensabile, però, tenere ancora sospesi a lungo i processi. Gli spiragli per la ripartenza ci sono, ma sono ancora troppi i dubbi su come si andrà ad approcciare la Fase 2 nei tribunali italiani.

La presidente della Corte d’Appello di Potenza, Rosa Patrizia Sinisi, con una circolare diffusa nei giorni scorsi, ha annunciato la ripresa delle attività di udienza dal prossimo 12 maggio: fino al prossimo 30 giugno, però, potranno essere trattati soltanto i processi con carattere d’urgenza, ovvero quelli con imputati sottoposti a detenzione cautelare. Dal governo fino ad oggi l’input è quello di privilegiare il più possibile le udienze da remoto, ipotesi contro la quale da giorni gli avvocati di tutta Italia si stanno scagliando con forza. Ne abbiamo parlato con il presidente della Camera Penale Distrettuale di Basilicata, l’avvocato Sergio Lapenna.
Presidente Lapenna, a suo avviso sarà possibile celebrare i processi a distanza?
Innanzitutto ci tengo a precisare che come Camera Penale Distrettuale abbiamo aderito allo stato di agitazione proclamato dall’Unione delle Camere Penali. Nel decreto “Cura Italia” viene prevista l’udienza da remoto per la ripresa delle attività. Si tratta di un’ipotesi irricevibile, il processo penale non può in alcun modo essere celebrato da remoto perchè viene meno il principio dell’oralità. Come Camera Penale abbiamo inviato tutte le nostre osservazioni alla presidente della Corte d’Appello di Potenza.

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Fabrizio Di Vito