I “figli” del petrolio lucano senza lavoro e senza futuro

VIGGIANO- Sono l’icona di una contraddizione da sempre scontata dalla comunità lucana, chiamata a convivere con insediamenti petroliferi strategici per l’economia internazionale, dai quali però ben poco si è riusciti ad ottenere in termini di sviluppo e di crescita dei territori direttamente coinvolti. Come nel caso della Val d’Agri, dove è da un ventennio che Eni ha avviato la propria attività estrattiva, concedendo ai comuni dell’area interessata dal titolo minerario la possibilità di accedere a risorse cospicue. Come nel caso di Viggiano, che annualmente in media si vede rimpinguare le proprie casse comunali con all’incirca 10 milioni di euro. Sono molte di più le royalties corrisposte al governo lucano, di cui allo stesso modo se ne chiede conto dopo che la Basilicata petrolizzata continua a rimanere la più povera delle altre regioni del sud Italia.

Il presidio davanti alla sede dell’Eni a Viggiano

Una condizione contro la quale un gruppo di giovani disoccupati – ragazzi e ragazze ai quali si sono aggiunti anche padri di famiglia rimasti senza un’occupazione stabile – ha deciso di lottare impugnando l’arma della protesta. Da lunedì scorso si ritrovano in presidio permanente davanti alla sede del distretto Eni di Viggiano, dove è stata allestita una tenda e dove sono stati affissi striscioni con impresse le loro rivendicazioni: “Crediamo sia un nostro diritto riuscire a crearci un futuro rimanendo nella nostra terra – dichiarano – ma senza un’occupazione è chiaro che saremo costretti a emigrare. Le abbiamo tentate tutte, ma in Basilicata a quanto pare, lavorare è un privilegio di pochi. Nessuna speranza per chi non ha santi in paradiso”. Eppure proprio a Viggiano l’amministrazione comunale con le risorse rinvenienti dalle royalties ha istituito uno sportello lavoro, che a quanto pare non è che stia funzionando. “Abbiamo deciso di rivolgerci direttamente ad Eni – dicono – perché, nonostante i nostri appelli disperati, assistiamo ad un immobilismo da parte delle istituzioni nel creare alternative. Purtroppo le continue sollecitazioni nei confronti dei vertici della società petrolifera ad incontrarci finora sono state ignorate. Noi andiamo avanti fino a quando non avremo risposte adeguate”.