Il punto di vista di Nino Grasso – A Schlein e Conte la palma dell’idiozia politica per aver regalato la Regione Basilicata alla destra

Il punto di vista di Nino Grasso
In un colpo solo Schlein e Conte hanno avuto l’abilità di fare un capolavoro a cinque stelle, riconsegnando la Regione Basilicata ad una destra minoritaria
In un colpo solo Schlein e Conte hanno avuto l’abilità di fare un capolavoro a cinque stelle, riconsegnando la Regione Basilicata ad una destra minoritaria.

di Nino Grasso

Ne abbiamo già dato conto nell’edizione di ieri, nei primi titoli con i quali il direttore della “Nuova” ha mandato in stampa questo giornale. Ma vale la pena ripeterlo, a ventiquattro ore di distanza, nel commento un po’ meno frettoloso sui dati elettorali emersi dal voto di domenica e lunedì scorsi: complimenti a Elly Schlein e a Giuseppe Conte.

In un colpo solo, la segretaria nazionale del Pd e il presidente del Movimento 5 Stelle hanno avuto l’abilità di fare un capolavoro politico a cinque stelle, riconsegnando la Regione Basilicata ad una destra minoritaria, che mai sarebbe stata in grado di vincere da sola.

Ma soprattutto rianimando con l’ossigeno di un trasformismo di sinistra ammantato di vittimismo (leggi: Azione-Pittella) il peggior governo, a guida Bardi, mai visto all’opera in via Vincenzo Verrastro, dal 1970 ad oggi.

La segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, succube
del presidente M5s, Giuseppe Conte, prima ha “azzoppato” la candidatura di Angelo Chiorazzo di Basilicata Casa Comune, commissariando
di fatto la classe dirigente lucana “dem”, e poi ha trasformato in “vittima” Marcello Pittella consegnandolo, con l’intero partito di Azione, alla coalizione
guidata da Bardi
La segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, succube
del presidente M5s, Giuseppe Conte, prima ha “azzoppato” la candidatura di Angelo Chiorazzo di Basilicata Casa Comune, commissariando
di fatto la classe dirigente lucana “dem”, e poi ha trasformato in “vittima” Marcello Pittella consegnandolo, con l’intero partito di Azione, alla coalizione di destra
guidata da Bardi.

Complimenti davvero.

Per la seconda volta, nel giro di due anni, la leadership romana del Partito Democratico, segnalatasi in quest’opera autolesionistica già nelle elezioni politiche del 2022, ai tempi della sciagurata gestione di Enrico Letta, è riuscita nell’intento di fare harakiri. Prima al Parlamento, innescando una vera e propria guerra delle candidature tra due ex presidenti di Regione del Pd: De Filippo e Pittella. Protagonisti di una lotta fratricida al Senato, che li ha visti entrambi perdenti, a vantaggio del candidato di Fratelli d’Italia: l’attuale sen. Rosa.

E ora nella corsa alla Regione, con la messa al bando di Azione, il cui segretario nazionale, Carlo Calenda, nelle ore calde della presentazione delle liste elettorali, ha raccontato pubblicamente dell’umiliazione subita per mano della Schlein, succube a sua volta dei diktat pentastellati che hanno agevolato la creazione del «campo largo» nelle file di Bardi.

E non in quello del centrosinistra, a sostegno di Piero Marrese.

Ovviamente, sarebbe semplicistico attribuire a un semplice atto di scortesia e a qualche telefonata rimasta senza risposta (come ha detto Calenda) la decisione di Azione di passare con armi e bagagli nel fronte opposto. La verità è che da mesi – se non proprio da un anno – Marcello Pittella non faceva mistero dell’intenzione di schierarsi con il raggruppamento vincente. Di sinistra o di destra, poco contava. L’importante era vincere. E alla fine ha vinto.

Diciamolo pure, senza nasconderci dietro il dito: ancora una volta, voti alla mano, il «gladiatore» non ha deluso i propri fedelissimi. Può non piacere. Può far storcere la bocca a più di qualcuno. E noi (rapporti personali a parte) siamo sicuramente tra quelli. Ma politicamente è così.

La Schlein e con essa i vertici lucani del Partito Democratico di Basilicata ne prendano atto: otto elettori su dieci, tra i circa novemila che cinque anni fa consentirono a Marcello Pittella di fare il primo degli eletti in Consiglio regionale, lo hanno seguito nella nuova avventura.

E lo hanno fatto non solo senza turarsi il naso, ma addirittura respirando a pieni polmoni. Come se fosse la cosa più naturale di questo mondo passare da sinistra a destra, senza avvertire il minimo tremore nel momento in cui la mano ha dovuto tracciare una croce su una lista a sostegno di Vito Bardi.

La segretaria nazionale del Pd – con i suoi “mazzieri” Baruffi e Taruffi catapultati a Potenza per commissariare di fatto il partito lucano nelle ore cruciali delle scelte finali – porta per intero la responsabilità di aver letteralmente “regalato” Pittella al centrodestra. Per di più facendogli vestire i panni della «vittima». Quando invece sarebbe bastato consentire ai “dem” di Basilicata di essere coerenti con se stessi. E di andare avanti, col sostegno espresso per ben due volte ad Angelo Chiorazzo, di Basilicata Casa Comune, costruendo una alleanza con Azione e senza il Movimento Cinque Stelle.

La guida della Regione Basilicata sarebbe stata di certo più contendibile.

E il centrosinistra si sarebbe risparmiato l’umiliazione di perdere la partita con 14 punti percentuali di scarto. Una enormità. Per quanto questi voti, a ben vedere, siano tutti, o quasi tutti, attribuibili ai transfughi delle ex opposizioni: Italia Viva compresa.

Scherzando, ma non troppo, verrebbe da dire che dopo il voto di domenica e lunedì scorsi, in Basilicata dovrebbe essere «vietato» lamentarsi. La sanità? Tutto bene, liste di attesa a parte. L’occupazione in calo nell’area industriale di Melfi? Nessun problema. Ci sarà il «bonus gas» per rimediare, dal punto di vista economico, alla perdita di migliaia di posti di lavoro, tanto in Stellantis quanto nelle aziende dell’indotto dell’automotive. E lo spopolamento? Tutto sommato, meglio così: i nostri anziani non dovranno fare la fila all’ufficio postale. Ovviamente, nei pochi sportelli ancora aperti nei paesi dell’entroterra lucano a rischio estinzione.

Battute a parte, i disastri commessi dalle segreterie nazionali romane nella gestione della partita elettorale in Basilicata meritano di essere premiati con la palma dell’idiozia politica.

Ed è forte il rischio che, tra due mesi, si ricada nello stesso errore, in occasione delle elezioni comunali a Potenza e in alcuni dei centri più grandi delle due province in cui si dovranno eleggere i sindaci e i componenti delle varie assemblee municipali. Avremo modo di parlarne. Così come non ci sottrarremo, nei prossimi giorni, dallo sfidare la pazienza dei lettori con il toto-giunta, sapendo che non sarà semplice far quadrare i conti di una maggioranza che nei cinque anni passati non ha mai fatto mistero della propria litigiosità.

E che nel 2024 si ritrova con una forza numerica apparentemente inalterata. Con la differenza però che dei 13 attuali consiglieri di centrodestra (presidente compreso) ben 3 prima erano accampati nelle tende di centrosinistra che assediavano dall’esterno il Palazzo di via Verrastro. Per cui non facciamo fatica a immaginare l’intimo rancore di quanti, rimasti senza poltrona in casa Fdi, Fi e Lega, si sentiranno “usurpati” dai nuovi arrivati.

Non appaia azzardato il richiamo letterario. Ma è un po’ come se il cavallo di Ulisse, con all’interno le schiere nemiche, pronte a spalancare le porte della città all’esercito degli Achei, acquattato oltre la linea dell’orizzonte, facesse ora bella mostra di sé all’interno delle mura di Troia. Sappiamo come è andata a fine nell’opera omerica. E teniamo in gran conto l’intelligenza di quanti quotidianamente seguono la “Nuova” per aggiungere altro.

"È un capolavoro a cinque stelle", Bardi riconquista la Regione". La prima pagina della Nuova del Sud di ieri, 23 aprile, con l'articolo dedicato a come Schlein e Conte abbiano avuto l’abilità di fare un capolavoro a 5 stelle, riconsegnando la Regione Basilicata alla destra.
“È un capolavoro a cinque stelle”, Bardi riconquista la Regione”. La prima pagina della Nuova del Sud di ieri, 23 aprile, con l’articolo dedicato a come Schlein e Conte abbiano avuto l’abilità di fare un capolavoro a 5 stelle, riconsegnando la Regione Basilicata alla destra.

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