Il punto di vista di Nino Grasso – Il Consiglio di Stato boccia Bardi e innesca un “terremoto” nell’anniversario del sisma ’80

Il punto di vista di Nino Grasso

di Nino Grasso

Per il generale Bardi e i «sottopancia» napoletani del suo stato maggiore presidenziale, la sentenza con la quale, lo scorso 23 novembre, il Consiglio di Stato ha ripristinato l’autonomia funzionale e l’indipendenza dal potere esecutivo dell’Avvocatura regionale, smantellando di fatto un pezzo importante della cosiddetta legge dei «pieni poteri» varata all’inizio di questa legislatura, rappresenta la più cocente delle sconfitte.

Il governatore Vito Bardi, bocciato dal Consiglio di Stato che ha ripristinato l’autonomia dell’Avvocatura regionale, smantellando di fatto un pezzo della «pieni poteri» di questa legislatura
Il governatore Vito Bardi, bocciato dal Consiglio di Stato che ha ripristinato l’autonomia dell’Avvocatura regionale, smantellando di fatto un pezzo della «pieni poteri» di questa legislatura

Una vera e propria umiliazione sul piano personale e politico.

In questo caso rafforzata dal modo con cui i magistrati della Quinta Sezione, presieduta da Rosanna De Nictolis, si sono presi la briga di condannare, utilizzando quasi parole di scherno, («categoria nominalistica dal contenuto oscuro») l’aberrante escamotage che in questi ultimi anni ha consentito al governatore lucano e ai suoi sottoposti di fare strame di alcune regole fondamentali della buona amministrazione in Basilicata.

Ci riferiamo all’uso disinvolto e sconcertante del termine «ufficio speciale» per scardinare l’organizzazione esistente nei comparti più delicati della pubblica amministrazione regionale ed imporre un nuovo modus operandi, all’insegna della più assoluta discrezionalità. Una novità introdotta a suo tempo dall’ex segretario della Giunta, Antonio Ferrara: un “luminare” del diritto partenopeo, poi soppiantato in corso d’opera, per il quale fu istituito ex novo l’Ufficio legislativo (un doppione, rispetto a quello già operante presso il Consiglio regionale), pur di assicurargli uno stipendio da direttore generale.

Ferrara che all’epoca faceva coppia fissa con il capo di gabinetto, Michele Busciolanosi inventò, come dicevamo, la categoria dell’ufficio speciale, per concentrare tutto il potere nelle mani del presidente e del suo stato maggiore. Un modo alquanto bizzarro per violare la legge che, nel separare – come si sa – l’indirizzo politico dalla gestione amministrativa, inibisce agli organi di natura fiduciaria del governo regionale, come il capo di gabinetto appunto, di svolgere attività di natura gestionale.

In questi ultimi anni, invece, il colonnello Busciolano – pur non avendo alcuna competenza in materia – ha retto con piglio militaresco l’Avvocatura regionale, forte del chiaro mandato politico ricevuto dal capo in persona: liberarsi di alcuni elementi scomodi.

Rei di non ubbidir, tacendo.

Nel caso di specie, assegnando l’incarico, prima temporaneo, e poi definitivo, di «coordinatore» solo ad alcuni e non altri. In modo da penalizzare proprio coloro i quali (per titoli e capacità) avrebbero avuto maggior diritto ad aspirare a quell’incarico. Il tutto al solo scopo di consentire al generale Bardi e alla sua giunta di avere mani libere nella nomina dei legali esterni, tutti per lo più provenienti da fuori regione, attraverso i quali gestire operazioni delicatissime e controverse. Una per tutte: la transazione da 11 milioni di euro in favore del Cotrab, di cui ci siamo più volte occupati, evidenziandone i profili di danno erariale.

Transazione – si sa – affidata al solo avv. Vito Iorio, del foro di Roma, senza alcun coinvolgimento, in fase di trattativa, dei competenti uffici delle Infrastrutture e Mobilità. I cui dirigenti – se convocati dagli organi competenti – sapranno di certo spiegare le ragioni per le quali, pure a fronte di annunciate ritorsioni nei loro confronti sul piano disciplinare, si sono rifiutati di mettere a posto le carte dopo l’avvenuto pagamento milionario. Carte non a caso affidate alla firma, anche in questa circostanza, del solito capo di gabinetto: l’uomo delle missioni impossibili. Soprattutto dal punto di vista contabile e amministrativo.

Ma torniamo alla sentenza del Consiglio di Stato e alla straordinaria vittoria conseguita da tre legali dell’Avvocatura regionale: gli avv. Valerio Di Giacomo, Maddalena Bruno e Nicola Panetta.

I quali – al contrario di altri tre colleghi del medesimo ufficio, resisi indisponibili a proseguire la battaglia avviata, dopo una iniziale sconfitta subita dinanzi al Tar Basilicata – hanno avuto la forza d’animo (e non solo) di difendere, con successo, le proprie ragioni dinanzi ai giudici di appello.

Come ha correttamente sottolineato il segretario regionale della Uil-Fpl, Antonio Guglielmi, la presidente De Nictolis e i consiglieri Perotti, Rotondano, Fantini e Quadri, «con una ineccepibile sentenza che brilla per chiarezza espositiva ed acume giuridico» hanno creato un utile precedente per tutte le Avvocature d’Italia operanti all’interno delle amministrazioni pubbliche.

Per completezza di informazione, va ricordato che Di Giacomo, Bruno e Panetta hanno potuto contare, nella propria battaglia legale, sull’appoggio determinante del sindacato guidato in Basilicata da Antonio Guiglielmi e da Giuseppe Verrastro. La Uil Funzione Pubblica, infatti, non solo ha fornito, in questa vicenda, il sostegno morale e professionale ai propri iscritti per il tramite dell’avv. Antonio Di Lena. Ma è scesa direttamente in campo, come organizzazione sindacale, sostenendo «ad adiuvantum» le ragioni dei tre ricorrenti dinanzi ai giudici della Quinta Sezione del Consiglio di Stato.

Un segnale politicamente forte.

Di cui va dato oggettivamente merito al sindacato guidato in Basilicata da Vincenzo Tortorelli. Senza con ciò sottovalutare il ruolo svolto dalle altre sigle del mondo del lavoro, a partire dalla Funzione Pubblica Cgil. La cui segretaria regionale, Giuliana Scarano, ha ricordato in queste ore il ricorso a suo tempo formalizzato presso la Corte dei Conti di Basilicata allo scopo di verificare i costi della «pericolosa concentrazione di potere» da parte dell’entourage di Vito Bardi.

Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. In particolare mutuando il ragionamento – che sentiamo di condividere – del capogruppo di «Basilicata Oltre», Massimo Zullino. La sua tesi (pubblicata ieri sulla Nuova del Sud) è la seguente: il Consiglio di Stato ha sancito l’illegittima ed innaturale creazione degli uffici di diretta collaborazione del presidente, ai quali non è possibile, per legge, delegare compiti e funzioni gestionali. Ergo: è necessario a questo punto – secondo Zullino – che le autorità competenti mettano in atto, il prima possibile, tutte le azioni di controllo sugli atti posti in essere dalla «mostruosa creatura organizzativa concepita dallo staff del generale Bardi».

Conclusione: sarà stato pure un caso. Ma una sentenza che ha visto la luce il 23 novembre, 43 anni dopo il sisma del 1980, non poteva che innescare – come è puntualmente accaduto – un «terremoto» politico-amministrativo. Sulle cui macerie toccherà ricostruire (ci auguriamo) la nuova casa comune dei lucani.

Leggi anche:

Il punto di vista di Nino Grasso – Quelle carte da mettere a posto nella transazione da 11 milioni tra Regione e Cotrab
Il punto di vista di Nino Grasso – Transazione Regione-Cotrab, sarà l’ufficio di Gabinetto a mettere a posto le carte

Qui invece puoi seguire La Nuova tv in streaming.