Il punto di vista di Nino Grasso – Il Tfr negato agli ex dipendenti: Asi scopre gli altarini di una liquidazione inesistente

Il punto di vista di Nino Grasso
L'attuale commissario liquidatore Asi, Luigi Vergari, che sta facendo rimpiangere il proprio predecessore, Fiengo, poiché anch'egli non riconosce il Tfr agli ex dipendenti
L’attuale commissario liquidatore Asi, Luigi Vergari, che sta facendo rimpiangere il proprio predecessore, Fiengo, poiché anch’egli non riconosce il Tfr agli ex dipendenti

di Nino Grasso

Non lo avremmo mai ritenuto possibile. Eppure, a leggere la nota della Femca-Cisl a firma di Francesco Carella e Domenico Pellettieri pubblicata nei giorni scorsi da questo giornale, ma soprattutto ascoltando i “rumors” alimentati dagli ex dipendenti del Consorzio industriale di Potenza trasferiti in Acquedotto Lucano e in Api-Bas, l’attuale commissario liquidatore di Asi, Luigi Vergari, sta facendo rimpiangere il proprio predecessore.

Ed è quanto dire.

Perché la persona di cui si avrebbe nostalgia è quel Giuseppe Fiengo. Avvocato ultrasettantacinquenne originario del Massachusetts, che a gennaio 2023 la giunta regionale della Basilicata ha ritenuto di dover sollevare dall’incarico con un anno e mezzo di anticipo per tutta una serie di errori commessi. Dopo che a maggio 2021 il presidente Bardi e l’allora assessore regionale alle Attività Produttive, Franco Cupparo, ne avevano invece esaltato le grandi doti manageriali.

Per quanto dunque possa sembrare una boutade (almeno agli occhi di chi scrive), sta di fatto che a Fiengo il sindacato di categoria della Cisl e i lavoratori interessati riconoscono il merito di aver liquidato il 30 per cento del trattamento di fine rapporto lavoro maturato dagli ex dipendenti del Consorzio industriale, impegnati da oltre due anni in altre società pubbliche. Mentre Vergari, per quanto più volte sollecitato a fare altrettanto, s’è guardato bene, nel corso del 2023, dall’onorare gli impegni assunti nei confronti dei circa 30 titolari di uno specifico credito privilegiato. Qual è appunto quello legato alla riscossione del Tfr. Secondo, per ordine di importanza, solo ai crediti vantati dallo Stato.

Verificheremo nei prossimi giorni se l’appello lanciato dalla Femca-Cisl all’indirizzo del governo regionale – chiamato a rendere conto, a sua volta, dell’inerzia dell’attuale commissario liquidatore del Consorzio – verrà fatto proprio dai diretti interessati.

E in particolare dal presidente Vito Bardi e dall’attuale assessore alle Attività Produttive, Michele Casino. Il cui assordante silenzio fa il paio con l’abulica indifferenza di Luigi Vergari.

Diciamo di più. Il mancato pagamento del trattamento di fine rapporto lavoro agli ex dipendenti Asi licenziati a novembre 2021 ha portato alla luce lo stato di totale abbandono in cui versa il Consorzio in liquidazione, dopo la “fuga” (letterale) dei due soli dirigenti rimasti in carico alla ex Asi di Potenza, a seguito del trasferimento del personale parte in AL Spa e parte in Api-Bas.

Il primo ad abbandonare il campo è stato l’ex dirigente amministrativo Angelo Marzano, posto in quiescenza nei mesi scorsi. Dopo di che anche l’ex direttore generale Guido Bonifacio, qualche settimana fa, ha rassegnato le dimissioni. In attesa di maturare a casa nei prossimi mesi (senza stipendio, ma in un clima sicuramente più sereno) i requisiti per la pensione anticipata.

La qual cosa la dice lunga sull’aria che tira nelle stanze del disciolto ente pubblico-economico.

I cui asset – a quanto pare – non sono mai stati ufficialmente trasferiti ad Api-Bas: la società a totale capitale regionale, guidata anch’essa da Vergari, in veste di amministratore unico, che a distanza di tre anni dal varo della legge di riforma dei Consorzi industriali del 2021, non è ancora entrata in partita. Tanto da essere stata costretta a gestire (pur non avendo titolo a farlo) il cosiddetto «bonus gas», riservato alle famiglie lucane. Mentre per statuto Api-Bas, con i propri dipendenti, dovrebbe occuparsi delle azioni di rilancio delle imprese. Le uniche peraltro escluse dai benefici legati ai risparmi energetici.

Una situazione, come si vede, a dir poco paradossale. Tanto più grave se messa in relazione con il vuoto operativo che si è venuto a creare in settori delicatissimi, come quello ambientale, presidiato, prima della sciagurata riforma Bardi-Cupparo, da un apposito ufficio del disciolto Consorzio, all’epoca diretto da Rocco Santangelo.

Sarebbe interessante, a questo proposito, avere il quadro della situazione rispetto alle Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) che riguardano gli impianti di trattamento dei rifiuti operanti nelle aree industriali di Melfi, Balvano, Viggiano e Baragiano. Così come non meno importanti sono i dati riferiti alle autorizzazioni che fanno capo alla Provincia di Potenza per quanto riguarda gli impianti operanti nelle aree industriali di Vitalba e Isca Pantanelle.

Di qui la domanda: c’è qualcuno che se ne sta occupando in Asi o in Api-Bas?

Oppure – come si ha ragione di credere – la pratica è caduta nel dimenticatoio, vittima del disinteresse generale di un management impegnato a fare non si sa bene che cosa?

Sarà un caso. Ma uno dei pochi (pochissimi) atti amministrativi adottati dall’attuale commissario liquidatore del Consorzio industriale, previa autorizzazione della Regione Basilicata, ha riguardato il pagamento degli onorari ai componenti del «comitato di sorveglianza» per gli ultimi due mesi del 2021 e l’intero 2022. Parliamo di oltre 100 mila euro. Di cui 68 mila riconosciuti all’avv. Stefano Petrecca di Roma, nella sua veste di presidente. E 37 mila euro accreditati alla rag. Daniela Chieppa, di Rionero, quale componente del medesimo comitato.

Verrebbe da chiedersi quale «sorveglianza» sia stata esercitata sull’attività della procedura di liquidazione, visto che non risultano azioni di recupero di crediti o alienazione di beni iscritti nella massa attiva.

Temiamo però che questa domanda sia destinata a rimanere senza risposta. E non sarebbe una novità, se è vero quel che ci è stato riferito. E cioè che il dott. Vergari, da quasi un anno a questa parte, non risponde a nessuno. Anche quando le istanze gli vengono notificate a mezzo posta certificata.

Che non è proprio una bella cosa. Specie se qualcuno, prima o poi, dovesse segnalare a chi di competenza la violazione dell’articolo 328, secondo comma, del codice penale: omissione in atti di ufficio. Fattispecie nella quale potrebbe rientrare anche il mancato saldo del Tfr dovuto a circa trenta ex dipendenti: cavallo di battaglia della Femca-Cisl. Ma anche – ci piace credere – delle altre organizzazioni sindacali.

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