Il punto di vista di Nino Grasso – Le menzogne di Bardi sul deficit 2023 e il gioco delle tre delibere per evitare il commissariamento della sanità

Il punto di vista di Nino Grasso
A otto giorni dal voto la Giunta regionale ha approvato tre delibere per recuperare 50 milioni per evitare il commissariamento della Sanità.
A otto giorni dal voto la Giunta regionale ha approvato tre delibere per recuperare 50 milioni per evitare il commissariamento della Sanità.

A una settimana dalle elezioni, i nodi sono già venuti al pettine. E si è scoperto che il generale Vito Bardi, appena riconfermato alla guida della Regione Basilicata, e l’ex assessore alla Sanità, Francesco Fanelli, bocciato dai supporter della Lega che gli hanno preferito Pasquale Pepe, hanno spudoratamente mentito ai lucani sul «deficit» della Sanità.

Terrorizzati infatti dalla paura di far perdere voti alla coalizione di centrodestra, i due esponenti del governo locale sono andati dicendo per mesi che il buco nei conti di Asp, Asm e San Carlo, con il Crob messo da subito in condizione di chiudere in pareggio per non pregiudicare la qualifica di Irccs, non avrebbe superato i 15 milioni di euro.

Che invece è stato, sulla base degli atti ufficiali in nostro possesso, di ben 74 milioni di euro.

Come si vede, dunque, Bardi e Fanelli hanno mentito. E lo hanno fatto deliberatamente, conoscendo sin dall’inizio lo stato disastroso in cui versa la Sanità di Basilicata, per effetto della crescente fuga degli ammalati lucani verso gli ospedali di altre regioni.

La cifra per evitare il commissariamento della sanità è sottratta ad altri capitoli di spesa, ovvero al "bando non metanizzati" e al progetto “One Health”, di cu abbiamo parlato ieri.
La cifra per evitare il commissariamento della sanità è sottratta ad altri capitoli di spesa, ovvero al “bando non metanizzati” e al progetto “One Health”, di cu abbiamo parlato ieri.

Risultato: delibere di giunta alla mano, siamo in grado di attestare, come detto, che per coprire il buco di bilancio del 2023 sono già stati tirati fuori ben 74 milioni di euro.

Una cifra enorme.

Interamente sottratta ad altri capitoli di spesa, a partire da quelli destinati agli investimenti produttivi e a un progetto di rilancio della medicina territoriale denominato “One Health”, di cui abbiamo parlato ieri su questo giornale.

In particolare, 24 milioni di euro sono stati prelevati dal Fondo di sviluppo europeo Po-Fse 2014-2020, con la Dgr n. 244 del 30 marzo scorso. Dopodiché, martedì scorso, 30 aprile 2024, con le Dgr n. 348, 349 e 353, approvate in rapida successione, sono spuntati altri 50 milioni di euro, stornati dalle compensazioni ambientali previste dall’accordo sottoscritto il 15 giugno 2022 con Eni e Shell a seguito del rinnovo decennale delle concessioni petrolifere della Val D’Agri.

Segnaliamo che solo una metà di questi 50 milioni di euro sono al momento materialmente disponibili, per quanto il Direttore generale della Sanità, Massimo Mancini, si sia già affrettato ad assegnare l’intera somma ad Asp, Asm e Azienda San Carlo di Potenza, con la determinazione dirigenziale a propria firma n. 148 dello stesso 30 aprile scorso. Si noti la data: mai visti tanti atti prodotti contemporaneamente nello stesso giorno.

Un obbrobrio amministrativo.

A maggior ragion quando si scopre che una delle tre delibere varate in giornata da Bardi, Fanelli, Latronico, Casino, Galella e Sileo (parliamo della n. 353) è la naturale prosecuzione, come scritto in atti, di quella appena approvata due minuti prima: la n. 349. Lecito farlo? Qualche dubbio lo abbiamo.

Diciamo di più: per utilizzare i 25 milioni di euro già versati nei mesi scorsi da Eni e Shell, i competenti Uffici della Regione hanno dovuto effettuare ad horas una variazione di bilancio (con la suddetta Dgr 349) stornando la cifra dal capitolo di bilancio con il quale l’assessore all’Ambiente, Cosimo Latronico, si era impegnato a finanziare il bando per i cosiddetti «non metanizzati». Per cui i 25 milioni promessi qualche mese prima delle elezioni alle famiglie lucane che realizzeranno pannelli fotovoltaici sul tetto di casa al momento non ci sono più. Se tutto andrà bene, quei soldi potranno essere rimessi a disposizione degli aventi diritto al contributo «non metanizzati» con l’arrivo dei fondi Fsc 2021-2027, a loro volta inizialmente destinati ad altro.

Ricordate? Stiamo parlando dei finanziamenti di sviluppo e coesione portati in dote da Giorgia Meloni il 25 marzo scorso.

Quando la premier, atterrata in elicottero a Macchia Romana, si è recata in gran segreto a «Taverna Centomani» di Potenza per partecipare ad un pranzo di lavoro con interlocutori rimasti anonimi, per quanto riconducibili, probabilmente, ai vertici delle compagnie petrolifere che operano in Basilicata.

Piccolo inciso: gli 861 milioni rivenienti dagli Fsc 2021-2027 per quanto già assegnati alla Regione sulla base di una programmazione concordata in sede ministeriale, saranno disponibili solo quando la Corte dei Conti, a livello centrale, avrà «bollinato» tutti gli atti. I tempi? Chissà. Meglio non azzardare previsioni.

Per cui, riepiloghiamo: dei 50 milioni destinati a coprire i buchi della Sanità e deliberati martedì scorso da un governo regionale “scaduto” (con tre assessori su cinque ufficialmente “bocciati” dagli elettori), la giunta Bardi ne aveva a disposizione solo 25. Peraltro sottratti, come detto, ai lucani «non metanizzati».

Mentre gli altri 25 milioni di euro saranno materialmente versati da Eni e Shell non prima del 31 dicembre di quest’anno. E si badi bene: le due compagnie petrolifere si sono impegnate a farlo dopo essere state letteralmente “violentate” dal governo regionale, visto che la scadenza a suo tempo pattuita per il versamento della seconda rata dei 50 milioni era prevista per il 2025. Non prima.

Anche qui, sarà un caso: le due multinazionali dell’oro nero, che solo qualche settimana fa avevano ottenuto dalla Regione una autorizzazione pietita da almeno un decennio, per la realizzazione di un impianto di smaltimento dei reflui petroliferi a Viggiano (progetto Blue Water), si sono messe immediatamente a disposizione del presidente Bardi e degli assessori Casino e Latronico.

Vedasi, a tal proposito, il verbale n. 4 del 29 aprile 2024, approvato dal tavolo tecnico permanente costituito a suo tempo da Regione Basilicata-Eni Spa-Shell Italia E&P Spa.

Particolare simpatico: di questo «tavolo permanente» il capo di gabinetto del presidente Bardi – vale a dire: il dott. Michele Busciolano – è un semplice «uditore». Però a leggere il verbale approvato una settimana fa, alla vigilia appunto della seduta di giunta del 30 aprile, chi ha dato le carte ed ha tenuto la battuta è stato proprio Busciolano. Il quale, senza perdersi in chiacchiere, ha fatto capire agli interlocutori delle due multinazionali che il governo regionale era alla disperata ricerca di 50 milioni di euro da reperire nel giro di 24 ore.

Pena il «commissariamento» della Sanità lucana.

Perché nel frattempo ci si è ricordati che il 30 aprile 2024 sarebbe scaduto il termine perentorio imposto dal Ministero dell’Economia per ripianare il deficit 2023 di Asp, Asm e Azienda San Carlo. Chiediamoci: se le elezioni le avesse vinte Piero Marrese e non Vito Bardi, cosa sarebbe successo? Ci sarebbe stata ugualmente la corsa a trovare dall’oggi al domani 50 milioni di euro? Ed Eni e Shell sarebbero state altrettanto disponibili a prestarsi a fare il gioco delle tre carte, dando il via libera al progetto “One Health” (Dgr 348) ben sapendo che quei soldi sarebbero serviti di fatto a ripianare il deficit della Sanità, come poi avvenuto con le successive delibere di Giunta approvate in rapida successione? Tra cui una (la più “delicata”, la n. 353) portata addirittura «fuori sacco».

Avremo modo di tornare sul tema. Se mai per spiegare, con ulteriori dettagli, come si possano forzare le procedure amministrative a elezioni avvenute. E con un governo regionale che si è addirittura consentito il lusso di prendere in giro gli elettori, sottraendo loro (dopo averglieli fatti balenare sotto il naso) i finanziamenti per i «non metanizzati». Per il momento, auguri di buon lavoro a tutti i nuovi consiglieri regionali. A partire da quelli di opposizione.

Nino Grasso

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