Il punto di vista di Nino Grasso – L’ingratitudine dei 5 stelle, lo sfasciacarrozze materano e la figuraccia dei fan di Iannuzzi

Il punto di vista di Nino Grasso
Nell'ingratitudine dei 5 stelle in pole position c'è Giuseppe Conte, qui con la neoeletta in Sardegna Alessandra Todde
Nell’ingratitudine dei 5 stelle in pole position c’è Giuseppe Conte. Qui il leader del Movimento è con la neoeletta in Sardegna Alessandra Todde.

di Nino Grasso

Nella turbolenta fase politica lucana consegnataci dalla cronaca delle ultime ore, i peggiori sono gli ingrati politici romani e gli sfasciacarrozze in servizio permanente effettivo di casa nostra. A quest’ultima categoria appartiene una delle cariatidi della Prima Repubblica, sempre a caccia di consulenze e prebende, dopo aver vissuto per mezzo secolo alle spalle di Emilio Colombo, del quale è stato un “collaboratore” regolarmente stipendiato dagli uffici di Palazzo Madama, fino a quando il senatore a vita (padre della Dc lucana) non ha esalato l’ultimo respiro. Parliamo di un personaggio politico materano che è stato costretto a dimettersi una decina di anni fa da assessore e consigliere regionale, dopo essere stato sgamato dalla magistratura potentina per i rimborsi spese farlocchi, giustificati da ricevute auto-prodotte.

E che ancora in queste ore sembra avere un’unica preoccupazione: tenersi buoni (pure a costo di apparire petulante) gli sponsor lucani di centrodestra che gli hanno consentito di ottenere l’ennesimo incarico, col quale integrare regolarmente la pensione di ex parlamentare percepita a fine mese. I suoi sermoni politici quotidiani in versione anti-Chiorazzo indirizzati dalle pagine di un giornale locale al Partito Democratico, nel dichiarato intento di convincere i vertici “dem” a non appoggiare il fondatore di “Auxilium” nella corsa alla presidenza della Regione Basilicata, sono miseramente falliti. Forse perché – immaginiamo – quei suoi sermoni devono essere apparsi per lo più incomprensibili, oltre che sfacciatamente ipocriti, agli occhi di gran parte dei componenti della direzione regionale Pd.

I quali, come si sa, sabato scorso, al termine di una lunga e vivace maratona, hanno approvato all’unanimità dei presenti il documento predisposto a sostegno della candidatura di Angelo Chiorazzo, avanzata dal movimento civico “Basilicata Casa Comune”.

Poi c’è la folta categoria degli ingrati, con i vertici nazionali dei Cinque Stelle in pole position. La palma d’oro, in questo caso, dopo l’elezione della grillina Alessandra Todde in Sardegna, spetta di diritto al presidente del Movimento: l’avvocato del popolo, Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio dai colori cangianti, giallo-verde e giallo-rosso, pronto a stringere l’alleanza col Pd, quando a capeggiare la coalizione nell’isola è stata chiamata una delle vice presidenti nazionali del M5s, nota imprenditrice, da quel che abbiamo letto, del settore eolico, fondatrice e Ceo di “Energeya”, e come tale (se le notizie pubblicate fossero confermate) in pieno conflitto di interessi in una regione interessata allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Salvo poi vedere Conte defilarsi in Basilicata per le inesistenti commistioni tra affari e politica attribuite (proditoriamente) al candidato sostenuto dal partito di Elly Schlein. Malgrado quest’ultima si sia esposta in Sardegna alla mini-scissione targata Soru proprio in nome dell’alleanza con i grillini. Circostanza che non ha comunque impedito al Pd di portare a casa il doppio dei voti conseguiti dal M5s. Ma Conte, l’ingrato, succube di Marco Travaglio, sembra averlo dimenticato, visto come va accreditando solo al proprio Movimento il successo conseguito dalla Todde.

Ma soprattutto per il modo con cui tratta i “dem”.

Il candidato di Basilicata Casa Comune Angelo Chiorazzo
Il candidato di Basilicata Casa Comune Angelo Chiorazzo. È appoggiato dal Pd, mentre i vertici nazionali dei 5 stelle non hanno mai voluto confrontarsi con lui.

Quasi a mo’ di scendiletto. Come testimoniato, appunto, dal pregiudiziale “no” opposto ad Angelo Chiorazzo: un cooperatore che si è dimesso da tutti gli incarichi societari rivestiti in “Auxilium” e nel Potenza-Calcio, dopo aver annunciato nel suo primo discorso al Park Hotel, di fronte a un migliaio di persone, che in tema di rinnovabili, in Basilicata, abbiamo già dato. Cosa che in Sardegna la neo presidente Todde non ci pare abbia detto con altrettanta veemenza.

A beneficio di quanti, ancora in queste ore, in casa Pd, continuano a dire che occorre essere «testardamente unitari», pure quando si prendono solo schiaffi in faccia, vogliamo ricordare che i vertici regionali e nazionali dei Cinque Stelle con Angelo Chiorazzo non hanno mai voluto confrontarsi.

E da cuor di leone qual è, l’attuale capogruppo pentastellato al Senato, Stefano Patuanelli, parlando, non a caso in una trasmissione radiofonica a lui congeniale, intitolata «un giorno da pecora», ha detto testualmente: «Riteniamo che Chiorazzo non sia la persona giusta per i suoi trascorsi ed una serie di ragioni che abbiano ampiamente motivato».

Ovviamente, i trascorsi che i vertici pentastellati rimproverano al fondatore di “Auxilium” vanno ricercati, ci pare di capire, nella creazione di qualche migliaio di posti di lavoro in tutta Italia da parte di una cooperativa che opera in outsourcing, e quindi per conto, del servizio sanitario nazionale. Una cooperativa che, con i propri dirigenti, si batte per rafforzare dappertutto la sanità pubblica e non quella privata. Il che, unito alle indubbie doti manageriali dimostrate sul campo da un senisese di 51 anni (con oltre 20 anni di meno rispetto al 72enne Vito Bardi), deve apparire una colpa grave agli occhi di quei parlamentari grillini che, anche in Basilicata, sono approdati a Montecitorio o a Palazzo Madama da nullafacenti.

Oppure, nel migliore dei casi, in qualità di «portaborse» di uno dei consiglieri regionali del Movimento in carica.

Aggiungiamo, a mo’ di ciliegina sulla torta, che il senatore Patuanelli, da ex ministro allo Sviluppo economico, si fece promotore, a suo tempo, della legge che ha salvato Mediaset, la corazzata della famiglia Berlusconi presa di mira dalla francese Vivendi, senza che il direttore del Fatto Quotidiano abbia mai trovato, in quel caso, nulla da ridire. Mentre oggi invece per Marco Travaglio – nella sua veste di ideologo del fondamentalismo a cinque stelle – non è accettabile che Conte e Patuanelli possano far votare dai propri simpatizzanti in Basilicata un candidato presidente della Regione Basilicata che ha l’unica colpa di essere stimato (pur senza mai essere stato vicino a Forza Italia) da uno storico amico di Silvio Berlusconi.

Parliamo ovviamente di Gianni Letta, del quale pure andrebbe ricordata – come Chiorazzo ha fatto in una recente intervista al Manifesto – l’orazione funebre tenuta in Senato in memoria di Giorgio Napolitano. Per dire che Letta non è certo il Totò Riina di turno, descritto da Travaglio e dal Fatto Quotidiano.

Concludiamo con la figura di m…da collezionata dai sottoscrittori della “petizione” inviata ai vertici nazionali di Pd e M5s a sostegno della candidatura dell’attuale presidente della Corte di Appello di Potenza, Alberto Iannuzzi.

Il magistrato Alberto Iannuzzi, proposto con una petizione ai vertici nazionali di Pd e Movimento 5 stelle come candidato alla carica di presidente della Basilicata
Il magistrato Alberto Iannuzzi. Alcuni suoi “fan” l’hanno proposto con una petizione ai vertici nazionali di Pd e Movimento 5 stelle come candidato alla carica di presidente della Basilicata. Invito che il magistrato ha rifiutato.

Si tratta, come si sa, del magistrato che una ventina di anni fa, in qualità di giudice per le indagini preliminari, firmò una serie di provvedimenti cautelari (tra cui quella a carico di Vittorio Emanuele di Savoia) nell’ambito delle inchieste “flop” portate avanti dall’allora pm Henry John Woodcock. Il grande inquisitore ripreso mentre faceva footing con Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha visto”. A sua volta legata da una trentennale amicizia con alcuni dei sottoscrittori della “petizione” in oggetto. Per dire: ecco come nascono alcune, improvvisate candidature. Peccato che nessuno – prima di scrivere a Conte e Schlein – si sia premurato di accertare se Iannuzzi fosse disponibile.

E soprattutto se non vi fossero motivi ostativi all’accettazione della candidatura, come quelli che hanno indotto il magistrato a sconfessare i propri fan, emersi all’indomani della pubblicazione dell’appello. Un appello, lo ricordiamo, nel quale sono stati addebitati ad altri, con una leggerezza al limite della diffamazione, percorsi professionali e politici definiti «ambigui». Il celebre Totò avrebbe risposto al promotore della suddetta “petizione”: ambiguo sarà lei. Provocando l’inevitabile ondata di risate che, nel caso di specie, ha sommerso in Basilicata gli improvvisati giustizialisti a cinque stelle.

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