Il punto di vista di Nino Grasso – Marrese riempie le piazze, Bardi le svuota, con l’esito delle elezioni affidato al popolo degli indecisi

Il punto di vista di Nino Grasso
Per evitare di fare autogol, dicendo qualcosa di sbagliato su autonomia differenziata, petrolio, acqua, deposito di scorie nucleari, Vito Bardi scende nelle piazze solo quando arrivano i ministri Meloni a dargli una mano: un generale incapace di infervorare gli animi come invece va facendo il candidato presidente del centrosinistra, Piero Marrese
Per evitare di fare autogol, dicendo qualcosa di sbagliato su autonomia differenziata, petrolio, acqua, deposito di scorie nucleari, Vito Bardi scende nelle piazze solo quando arrivano i ministri Meloni a dargli una mano: un generale incapace di infervorare gli animi come invece va facendo il candidato presidente del centrosinistra, Piero Marrese

di Nino Grasso

La titolare del Dicastero al Turismo, Daniela Santanchè, è stata l’unica ministra del governo Meloni a non essersi fatta vedere in Basilicata in queste settimane di campagna elettorale, in cui anche i più oscuri sottosegretari di Stato sono stati precettati dalle varie segreterie nazionali del centrodestra per sostenere il generale Bardi.

Un governatore in crisi di popolarità, incapace di riempire le piazze e di infervorare gli animi, come invece va facendo, solo con il sostegno di quanti lo stimano, come l’ex consigliere regionale Luigi Bradascio, il candidato presidente del centrosinistra, Piero Marrese.

Immaginiamo che la premier Meloni e i suoi due “vice”, Tajani e Salvini, abbiano di proposito tenuto in panchina la ministra Santanchè.

Ci mancava solo l’imbarazzo creato da una esponente di governo alle prese con qualche guaio giudiziario, per affossare ancora di più l’immagine del presidente di Regione uscente, chiamato a difendersi, a sua volta, dalle accuse mossegli dalla Procura della Repubblica di Potenza nell’ambito dell’inchiesta sulla «mala politica» nella quale si ritrovano coinvolti parlamentari, assessori e consiglieri regionali di centrodestra in carica.

Come si dice? Mai parlare di corda in casa dell’impiccato.

E dunque tutti in campo, a sostegno di Bardi, e della sua coalizione in formato «macedonia», tranne la Santanchè. Domani, martedì, per esempio, sarà la volta del ministro dell’Istruzione e del Merito, on. Giuseppe Valditara.

Il quale, accompagnato dalla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, dott. Claudia Datena, sarà accolto nel cortile dell’Istituto comprensivo “A. Busciolano” di Potenza da preside, insegnati e alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Dopodiché tutti seduti nell’aula magna per un «appuntamento istituzionale». O almeno così ha scritto nella lettera di invito rivolta ai genitori degli allievi dell’Istituto il dirigente scolastico, prof. Rocco Telesca.

Che dire? Se non che è una vergogna, nell’ultima settimana di campagna elettorale, assistere anche alla strumentalizzazione dei bambini dell’asilo, non a caso preferiti, in questo «appuntamento istituzionale», ai ragazzi delle medie superiori.

Dai quali, c’è da credere, sarebbe potuto partire qualche fischio di protesta all’indirizzo del ministro Valditara e del presidente Bardi, a sua volta in missione «istituzionale» nell’aula magna della scuola dell’infanzia, nelle vesti di guardaspalle dell’esponente di governo.

Per utilizzare una felice espressione coniata dall’attore lucano Ulderico Pesce, che con i suoi video dall’ilarità corrosiva sta spopolando in rete, in uno agli sketch di «Zio Vito» (alias Mario Ierace) in versione generale “Signorsì”, e alle intemerate dirette facebook del cronista di strada, Gianluigi Laguardia, il governatore Bardi ormai si muove dalla sua casa di Posillipo, affacciata su una delle più belle coste della Campania, solo quando c’è da accogliere qualche ministro in carica. Già con i sottosegretari, difficilmente è portato a scomodarsi. Non ne parliamo, quando si è trattato di confrontarsi sui temi del volontariato, del terzo settore o della lotta all’usura, in un faccia a faccia con gli altri due candidati presidenti: Piero Marrese e Eustachio Follia.

All’ultimo momento, puntualmente, Vito Bardi ha sempre dato forfait.

Del resto, checché ne pensi il leader nazionale di “Azione”, Carlo Calenda, che non avendolo frequentato, è andato in visibilio quando ha scoperto che il generale di Filiano si vanta di aver conseguito quattro lauree negli stessi anni in cui era ai vertici della Guardia di Finanza, il presidente Bardi va letteralmente nel pallone ogni qualvolta deve parlare a braccio. Senza avere tra le mani un appunto preparatogli dai suoi collaboratori.

E a maggior ragione quando è chiamato ad arrampicarsi sugli specchi, non sapendo come attaccare la precedente gestione di centrosinistra senza offendere l’alleato dell’ultima ora, Marcello Pittella, di cui ora va cantando le lodi, malgrado sia il predecessore aspramente criticato per un lustro. Alla faccia della coerenza di entrambi.

Ormai, per evitare di fare «autogol» in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale, Vito Bardi preferisce restarsene a casa propria, in quel di Posillipo, come dice Ulderico Pesce.

Tanto a combattere in campo aperto ci pensano le armate di centrodestra, con 40 aspiranti consiglieri in più rispetto ai candidati delle cinque liste di Pd, Basilicata Casa Comune, Avs-Psi-Basilicata possibile, Movimento cinque stelle e Basilicata unita. Due in meno della coalizione «macedonia» infarcita di civiche e di ex uomini dell’opposizione consiliare, a guida Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

Gli spin doctor del governatore uscente, guidati da Gianpiero Perri, sanno bene che nello scontro diretto con Piero Marrese, il generale Bardi è perdente.

Il candidato del Pd, infatti, ha mostrato di saper riempire le piazze. Specie nel Materano. E non solo nella «sua» Montalbano, come si evince da un video diffuso sui social, che sta facendo da contraltare ad una imbarazzante foto scattata a Pisticci, con pochissime persone, riprese in un angolo della piazza mentre Bardi parlava sul palco, accanto ad uno dei candidati di Orgoglio lucano: una contraddizione in termini per una lista di appoggio al presidente della Regione Basilicata che negli ultimi cinque anni ai dirigenti lucani ha preferito quelli campani, laziali e veneti. Per non parlare di uno specifico legale romano, l’avv. Vito Iorio, che a fine legislatura, in soli quattro mesi, ha collezionato ben sei incarichi.

Marrese è riuscito a vincere la prova della piazza – abbiamo verificato – anche in quel di Scanzano, dove cinque anni fa la Lega elesse senza difficoltà Pasquale Cariello: l’ex astro nascente della destra metapontina, oggi completamente sparito dalla scena politica lucana.

In quest’ultimo scorcio di campagna elettorale, la vera sfida sarà convincere gli elettori delusi del centrosinistra, che in passato hanno alimentato il partito del non voto, dando loro un motivo per uscire di casa domenica e lunedì prossimi.

Così da recarsi ai seggi elettorali ed esprimere un voto nell’ambito di quello che, molti auspicano, possa essere un vero e proprio “referendum” su Bardi.

L’uomo che ha detto sì all’Autonomia differenziata e che per cinque anni ha umiliato il Consiglio regionale, disertando gran parte delle sedute del parlamentino lucano, non facendosi scrupolo di trattare assessori e consiglieri regionali di centrodestra a mo’ di servili «attendenti» del proprio stato maggiore.

Parliamo del cosiddetto presidente «Signorsì» agli ordini di Roma che ha demandato alla premier Meloni e al ministro Fitto il rapporto con le compagnie petrolifere, dopo aver sprecato centinaia di milioni di euro delle royalty nel vano tentativo di “comprare” (letteralmente) il consenso dei lucani.

Il governatore succube dei poteri forti che ha consentito, senza muovere un dito, lo «scippo» dell’acqua lucana per mano del Ministero dell’Economia.

Un generale che finora non ha speso una parola per dire un secco «no», nei modi istituzionali dovuti, al paventato rischio di trasformare la Basilicata nella pattumiera dei rifiuti nucleari d’Italia. Gli «spin doctor» della destra sanno bene che in un “referendum” Bardi-Marrese, il primo risulterebbe soccombente. Per cui, meglio che il generale se ne stia sulla collina di Posillipo, a contemplare il mare, mentre in Basilicata infuria la battaglia delle preferenze. Ben sapendo che l’esito finale del voto di domenica e lunedì prossimi, mai come questa volta, sarà affidato al popolo degli indecisi. A partire da coloro i quali hanno deciso di non farsi «comprare» con il bonus gas finanziato dai petrolieri di Eni, Total e Shell.

Leggi anche:

Bardi continua a sfuggire al confronto, ma don Marcello non si sorprende: “D’altronde in 5 anni non lo abbiamo mai visto”
Il punto di vista di Nino Grasso – L’incontro segreto di Giorgia Meloni e il ruolo di Bardi, “signorsì” agli ordini di Roma