Il punto di vista di Nino Grasso – Potenza, il peggior sindaco d’Italia cede il passo all’assessore regionale del maxi deficit sanitario

Il punto di vista di Nino Grasso
I vertici della Lega hanno pensato bene di candidare a sindaco di Potenza, al posto di Mario Guarente, l’assessore regionale del maxi deficit sanitario: Francesco Fanelli.
I vertici della Lega hanno pensato bene di candidare a sindaco di Potenza, al posto di Guarente, l’assessore regionale del maxi deficit sanitario: Francesco Fanelli.

Potevano far scendere in campo l’assessore comunale al Bilancio, Gianmarco Blasi. L’unico, o quanto meno uno dei pochi componenti della giunta municipale uscente, che si sia rimboccato le maniche nei cinque anni appena trascorsi al Comune di Potenza. E che con molte difficoltà è riuscito a governare una situazione finanziariamente difficile.

Sempre in bilico. In alcuni momenti ad un passo da un nuovo, disastroso dissesto che avrebbe potuto trascinare il più grande Municipio lucano in una situazione ingovernabile. Fatta di tagli, riduzione di ulteriori servizi. Secondo lo sperimentato scenario da lacrime e sangue ben noto ai potentini. Sin dagli anni della Prima Repubblica.

Invece no.

Nella loro illuminante “saggezza”, i vertici della “Lega” – con in testa il coordinatore lucano, Pasquale Pepe, nel frattempo eletto in Consiglio regionale – hanno pensato bene di candidare a sindaco di Potenza, alla testa della coalizione di centrodestra, al posto del primo cittadino uscente Mario Guarente, l’assessore regionale alla Salute, Francesco Fanelli. Il già vice presidente della giunta Bardi.

I vertici della Lega hanno pensato bene di candidare a sindaco di Potenza l’assessore regionale del maxi deficit sanitario: Francesco Fanelli.

L’uomo che nei due anni di gestione del più importante Dipartimento regionale è riuscito a trascinare la Sanità lucana sull’orlo del baratro. Con un «commissario» del governo nazionale già con la valigia in mano. Pronto a catapultarsi in Basilicata per mettere ordine nei conti sballati. Circostanza sventata – come si sa – solo all’ultimo momento, il 30 aprile scorso, dopo che la giunta Bardi ha recuperato, in modo fortunoso, grazie alla disponibilità manifestata dalle compagnie petrolifere e ad alcuni residui finanziamenti europei del Po-Fse 2016-2020, i 74 milioni di euro che hanno consentito di ripianare i deficit di bilancio di Asp, Asm e Azienda ospedaliera “San Carlo” di Potenza.

Diciamolo pure. C’è poco da stare allegri nel capoluogo lucano, se la prospettiva offerta dal centrodestra in occasione delle prossime amministrative di giugno sarà quella di passare dalla padella direttamente nella brace.

Vale a dire: dal peggiore sindaco d’Italia (Guarente), ultimo in tutte le classifiche ufficiali stilate negli ultimi anni dal “Sole 24 Ore”, all’assessore regionale meno capace (Fanelli) di una giunta regionale a fine mandato, a sua volta bocciata per tre quinti dagli elettori.

Il «passo di lato» del sindaco leghista Mario Guarente, a vantaggio dell'assessore regionale del maxi deficit sanitario, Francesco Fanelli, porterà presumibilmente il primo ad assumere l’incarico di assessore “esterno” nella nuova giunta Bardi.
Il passo di lato del sindaco Guarente, a vantaggio dell’assessore del deficit sanitario, Fanelli, lo porterà presumibilmente ad assumere l’incarico di assessore esterno nella giunta Bardi.

Con Alessandro Galella (Agricoltura) e Dina Sileo (Infrastrutture) surclassati il 21 e 22 aprile scorsi, al pari del «collega» della Sanità, da compagni di partito provenienti dalle retrovie.

Come detto, la Lega avrebbe potuto puntare su Gianmarco Blasi: il secondo dei non eletti alla Regione. Ma il «cerchio magico» lucano del partito di Salvini ha inteso fare una scelta diversa. E non certo per il bene della città capoluogo di regione. Perché è chiaro – a questo punto – che il «passo di lato» annunciato da Guarente per facilitare l’allargamento della coalizione ad Azione e Italia Viva, secondo lo schema già sperimentato con successo alle ultime elezioni regionali, risponde più ad un interesse di parte che non ad una visione di alto profilo, in nome di un interesse collettivo.

L’interesse di parte è chiaro: garantire a Mario Guarente una congrua prebenda mensile. Dopo che l’interessato sarà costretto, suo malgrado, a rinunciare agli 11 mila euro di stipendio dovutogli quale sindaco di un capoluogo di provincia.

E l’unico modo per assicurargli una adeguata sinecura – non potendogli assegnare per legge altri incarichi pubblici per i prossimi due anni, come per esempio la presidenza di un ente di sottogoverno – sarà probabilmente quello di nominare Guarente «assessore esterno», in quota Lega, nel primo governo Bardi della legislatura che sta per iniziare. Sempre che, ovviamente, il centrodestra, con l’aiuto del polo “centrista”, a guida Pittella e Polese, riesca a riconquistare il Comune di Potenza.

Tradotto in soldoni, questo significa che sino a fine giugno (a meno che Fanelli, elettori permettendo, non riesca a diventare sindaco del capoluogo già al primo turno) la Regione Basilicata rimarrà senza una guida stabile.

Priva di assessori titolari. In particolare in un settore delicatissimo, qual è quello della Sanità. Assimilabile ad una pentola bucata. Una pentola dalla quale ogni anno fuoriescono milioni di euro, a vantaggio di altre regioni, per colpa del management di Asp, Asm, San Carlo e Crob che con la regia del Dipartimento Salute di via Verrastro non è ancora in grado di contenere in limiti accettabili l’enorme emigrazione sanitaria. Il cui saldo negativo, a ben vedere, è la causa di tutti i guai di bilancio. 74 milioni di deficit nel 2023. Altrettanti, si presume, se non di più, nel 2024. Visto che siamo già arrivati a metà esercizio.

E l’unica cosa al momento certa è che si continua a navigare a vista.

Senza un piano sanitario. Senza una meta a portata di mano. Senza niente di niente. Se non l’ansia di assicurare, a mo’ di ristoro, una salvifica poltrona assessorile ad un ex sindaco della città di Potenza. Pure a costo di perdere altri due mesi di tempo.

Nino Grasso

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