Il punto di vista di Nino Grasso – Quella Casa Comune annunciata da Chiorazzo per costruire “insieme” una Basilicata nuova

Il punto di vista di Nino Grasso
La sala gremita del Park Hotel per il primo discorso di Angelo Chiorazzo, in cui ha tracciato la linea della sua Casa Comune per costruire "insieme" una Basilicata nuova.
La sala gremita del Park Hotel per il primo discorso di Angelo Chiorazzo, in cui ha tracciato la linea della sua Casa Comune per costruire “insieme” una Basilicata nuova.

di Nino Grasso

Non vedevamo tanta gente – soprattutto giovani, donne, gente comune ansiosa di ascoltare giunta da quasi tutta la regione – dai tempi delle storiche adunate di piazza dei grandi partiti di massa. E nel maxi salone del Park Hotel, a Potenza, rivelatosi sabato mattina sede angusta, con centinaia di persone costrette a sostare in piedi, addirittura nel piazzale antistante l’ingresso dell’albergo, assediato a sua volta da una marea di automobili non tutte parcheggiate in modo ineccepibile, Angelo Chiorazzo e “Basilicata Casa Comune” hanno riempito di contenuti la prima, vera candidatura «civica» alla presidenza della Regione Basilicata nata dal basso.

Una candidatura non imposta da nessun capo-bastone, come taluni strumentalmente vorrebbero far credere.

Ma cresciuta, al contrario, nel comune sentire, a dispetto delle insidie e delle ripicche di Palazzo. Oltre che delle continue provocazioni a mezzo stampa, in quello che è stato per mesi un quotidiano e stucchevole refrain di frasi fatte e luoghi comuni, alimentato sotto banco da un vecchio «armamentario» politico, duro a farsi da parte. Quello stesso «armamentario» – sconfitto dagli elettori, ma non per questo meno arrogante e auto-referenziale – che ha tentato sino all’ultimo di impedire, con i mezzucci della maldicenza sussurrata nelle orecchie di cronisti vicini e lontani, la discesa in campo di un volto nuovo. Pulito. Autorevole.

Ma non autoritario, non a caso votato ad utilizzare a mo’ di mantra la parola: «insieme».

Diciamolo pure: un personaggio senza scheletri nell’armadio. Come lo stesso “Fatto Quotidiano”, portavoce dei fondamentalisti a cinque stelle, tutt’altro che morbido nei suoi confronti, è stato costretto ad ammettere negli ultimi due servizi dedicati al presunto «re delle cooperative bianche».

Altra baggianata senza fondamento.

Creata a mo’ di cinico sfottò. Perché Angelo Chiorazzo è da anni solo uno dei 2500 aderenti alla cooperativa sociale “Auxilium”, di cui 25 anni fa è stato, con pochi altri, il coraggioso fondatore. Tra l’altro, socio ancora per poco, avendo egli annunciato, sabato scorso, le proprie dimissioni tanto da “Auxilium” quanto – aggiungiamo noi, per averlo appreso di prima mano dall’interessato – da vice presidente del Potenza-Calcio. Una carica, quest’ultima, rivestita solo a titolo amicale, per una comune passione sportiva, in assenza di qualunque rapporto di «affari» con il patron della squadra del capoluogo di regione, editore di questo giornale, a sua volta causa involontaria di tante, ingiustificate animosità da parte dei competitor della “Nuova” e di altri storici nemici personali di Donato Macchia.

Avremo tempo e modo di parlare di “Auxilium”.

Dell’assenza dei conflitti di interesse di Angelo Chiorazzo. E di come la sua cooperativa sociale – i cui beni sarebbero incamerati nel patrimonio dello Stato nel momento in cui i soci decidessero di liquidarla – è stata vessata negli ultimi anni dagli attuali padroni del vapore di centrodestra. Assessori regionali della giunta Bardi, pronti a forzare le norme vigenti e a imporre una gara d’appalto contra-legem (peraltro stravinta recentemente dalla stessa “Auxilium”) al solo scopo di indebolire una realtà cooperativa lucana, diventata modello a livello nazionale ed europeo nel campo dell’assistenza domiciliare (Adi), alla vigilia del nuovo sistema dell’autorizzazione-accreditamento che solo in Basilicata tarda a partire.

Di questi ritardi – assolutamente ingiustificabili, cui va addebitata anche la mancata creazione di nuovi posti di lavoro – naturalmente nessuno parla.

A partire dal capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Tommaso Coviello, autore di una recente interrogazione sull’assistenza domiciliare presentata a scopo intimidatorio. Una interrogazione – che probabilmente non riceverà mai alcuna risposta da parte dell’assessore Fanelli – tanto temeraria, quanto inconsistente sotto il profilo giuridico e politico. Ma tant’è. Il centrodestra che ha sostenuto il peggior governo regionale dal 1970 ad oggi – e che da mesi si sta dilaniando al proprio interno su un sempre più improbabile Bardi-bis – pur di non parlare dello stato comatoso in cui versa la Basilicata e delle cifre impietose fornite da fonti statistiche al di sopra di ogni sospetto, sta tentando di inquinare il dibattito politico con il veleno della menzogna. Intimidendo le persone. Lì dove non è riuscito a «comprare» il consenso dei lucani con le risorse distribuite a pioggia.

A mo’ di mancia elettorale.

Come ai tempi del comandante Lauro, a Napoli, patria d’adozione del generale Bardi: una scarpa oggi. L’altra dopo il voto. Vero e proprio schiaffo inferto alla dignità di un popolo che, come ha sottolineato Angelo Chiorazzo, è stato svenduto in cambio di un piatto di lenticchie, alle logiche delle regioni forti del Nord e del governo Meloni, impegnato ad espropriare il Sud delle proprie competenze. Vedi accentramento a Roma di tutte le competenze sulle Zone economiche speciali. Prima gestite in sede locale.

Il «sì» all’autonomia differenziata espresso dal governatore lucano in carica, in assenza di un esplicito mandato ricevuto in tal senso dal Consiglio regionale della Basilicata, mai come in questi cinque anni esautorato nel proprio ruolo di controllo e indirizzo, rappresenta – inutile dirlo – la madre di tutte le nefandezze politiche poste in essere dalla giunta a guida Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Idea.
Infatti, se già oggi la sanità lucana sconta le peggiori performance a livello nazionale, con liste di attesa lunghissime ed una emigrazione verso altre regioni valutata in oltre 63 milioni di euro l’anno (dato accertato dalla Corte dei Conti di Basilicata), si immagini cosa accadrebbe se passasse l’autonomia differenziata.

Con le regioni del Nord autorizzate a trattenere per sé i residui fiscali prodotti nei rispettivi territori.

E dunque in grado di pagare stipendi maggiori ai medici disposti a trasferirsi in Lombardia, Piemonte, Veneto. A quel punto, per gli ospedali del Sud sarebbe la fine. Al pari delle scuole superiori. E delle Università. Perché lo stesso discorso varrebbe per gli insegnanti. E nessuno potrebbe farci nulla.
Solo per questo, per aver detto irresponsabilmente «sì» al Ddl Calderoli, destinato a spaccare il Paese in due, il generale Vito Bardi, col suo Stato Maggiore assoldato in gran parte fuori regione («a dispetto dei lucani che si fanno valere in Ferrari o alla guida del Monte Paschi Siena e di Banca Intesa»), dovrebbe essere accusato di «alto tradimento» e di intelligenza con il «nemico».

Non è una esagerazione.

Un momento dell'evento di sabato, durante il quale Angelo Chiorazzo ha tracciato le linee della sua Casa Comune.
Un momento dell’evento di sabato, durante il quale Angelo Chiorazzo ha tracciato le linee della sua Casa Comune.

Basterebbe ricordare – come pure Chiorazzo ha fatto – l’esproprio delle dighe lucane operato dal governo Meloni con la tacita acquiescenza dei parlamentari lucani di centrodestra e della giunta regionale di Basilicata. Per non parlare del rischio legato al nuovo deposito di scorie nucleari, a fronte del quale Bardi se ne è uscito con un laconico “post” su facebook. Anziché con un atto istituzionalmente forte votato in Consiglio regionale.

La verità, mutuando il titolo dell’iniziativa di sabato scorso, è che la Basilicata ha bisogno di una «storia nuova». E la Casa Comune all’interno della quale Angelo Chiorazzo ha aperto le porte ai partiti e ai movimenti progressisti, tra l’entusiasmo ritrovato di tanti delusi dalla politica, può rappresentare il luogo nel quale costruire una nuova «visione» di futuro. Ovviamente da realizzare «insieme».

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