Il punto di vista di Nino Grasso – Transazione Regione-Cotrab, sarà l’ufficio di Gabinetto a mettere a posto le carte

Il punto di vista di Nino Grasso

di Nino Grasso

Alla fine è andata esattamente come avevamo previsto. Per mettere a posto le carte della transazione milionaria tra Regione e Cotrab, il governatore Bardi e gli assessori Fanelli, Latronico, Galella, Casino e Sileo hanno adottato lo scorso 7 novembre la delibera n 711, con la quale hanno «demandato» gli adempimenti che gli uffici competenti si sono rifiuti di firmare al capo di gabinetto, Michele Busciolano. Mai una decisione simile era stata adottata dal governo lucano, in oltre mezzo secolo di vita regionale.

E facciamo fatica a credere che un siffatto modo di operare abbia dei precedenti anche nelle realtà politiche meridionali più disinibite dal punto di vista gestionale.

Il capo di gabinetto, Michele Busciolano, al quale sono stati demandati gli adempimenti sulla transazione Regione-Cotrab
Il capo di gabinetto, Michele Busciolano, al quale sono stati demandati gli adempimenti sulla transazione Regione-Cotrab

Parliamo – come si sa – di poco più di 11 milioni di euro riconosciuti al Consorzio delle aziende di trasporto su gomma a titolo di interessi di mora per i ritardati pagamenti effettuati dalle Province di Potenza e Matera (su delega della Regione) nel decennio 2009-2019, così come stabilito da un accordo sottoscritto all’inizio di quest’anno tra il massimo ente locale, da un lato, e le imprese private, dall’altro. Accordo – anche questo già noto – raggiunto dopo mesi di trattative portate avanti da due legali di parte: l’avv. Vito Iorio, del foro di Roma, per conto della Regione, e l’avv. Carlo Colapinto, del foro di Bari, a difesa degli interessi del Cotrab.

A parte l’anomalia – per usare un eufemismo – rappresentata dalla nomina di un “plenipotenziario” estraneo alla pubblica amministrazione, che in questo caso ha esautorato, per volontà politica, l’Avvocatura regionale e i dirigenti dell’Ufficio Trasporti della Regione e delle due Province interessate, al presidente Bardi e ai suoi assessori va addebitata la responsabilità di aver fatto proprio, con grande leggerezza, un accordo transattivo che tra le sue clausole più inquietanti ne contiene una addirittura aberrante. Quella secondo cui «le spese e gli onorari dovuti per la transazione sono interamente assunti e restano a carico esclusivamente di Cotrab».

E grazie, verrebbe da dire.

Dopo aver portato a casa ben 11 milioni di euro, al posto dei soli 570 mila euro conteggiati dagli uffici delle Province di Potenza e Matera, i vertici del Consorzio delle aziende del trasporto su gomma non hanno di certo fatto le pulci alle parcelle presentate dai due legali, tra cui quella di 70 mila euro riconosciuta all’avv. Iorio. Lo stesso professionista, tra l’altro, che in qualità di consulente legale del presidente Bardi (come si legge negli atti ufficiali) si è premurato di affiancare, nelle scorse settimane, il capo di gabinetto Busciolano, in una missione alquanto complicata.

Vale a dire: convincere la dirigente generale delle Infrastrutture, Liliana Santoro, e il dirigente dell’ufficio Trasporti, Donato Arcieri, ad apporre la propria firma in calce alla determina di pagamento con la quale sistemare, dal punto di vista amministrativo, una partita contabile al momento sospesa. Qual è appunto quella relativa alle «anticipazioni di cassa» autorizzate in favore del Cotrab dal dirigente della Ragioneria, Alfonso Morvillo, in barba – pure in questa circostanza – ad ogni regola di buona amministrazione. Ricordiamo che in passato le anticipazioni di cassa si facevano, in via straordinaria, solo a fine anno, quando non si potevano emettere mandati. Ed esclusivamente in favore di enti pubblici. Non di privati.

Come è invece avvenuto a maggio scorso a vantaggio del Cotrab.

Per cui a distanza di 6 mesi, avvicinandosi la fine dell’esercizio 2023, e dovendo necessariamente sistemare entro i primi giorni di dicembre le partite ancora in sospeso presso la Tesoreria regionale, Busciolano e Iorio devono avercela messa tutta per convincere i dirigenti delle Infrastrutture e Trasporti a rivedere le proprie posizioni.

Ma nemmeno la minaccia di sanzioni disciplinari – che la giunta Bardi in ogni caso si è riservata di «valutare», stando a quanto messo nero su bianco nella Dgr n. 711 di martedì 7 novembre – ha ottenuto l’esito sperato. Anzi, proprio alla luce del reiterato «diniego ad adempiere agli adempimenti contabili» messo per iscritto da Santoro e Arcieri con una nota del 26 ottobre scorso, è lecito pensare che il governatore lucano, i suoi assessori e gli uomini del «cerchio magico» presidenziale che si assumeranno l’onere di «sistemare le carte», dovranno mettere in conto un possibile «invito a dedurre» da parte della Corte dei Conti.

Per non parlare di altre spiegazioni che essi potrebbero essere chiamati a fornire in sede diversa, ove mai venissero accertate da chi di competenza alcune attestazioni non veritiere contenute in atti ufficiali.

A partire da quella forzatura, di norma catalogabile tra i reati penali di «falso ideologico», emersa ad agosto dello scorso anno, proprio per mano della dott. Liliana Santoro. La quale, con una lettera a propria firma del 30 agosto 2022, indirizzata al capo di gabinetto Busciolano, all’allora segretario della giunta, Antonio Ferrara, e alla coordinatrice dell’Avvocatura regionale, Nicoletta Pisani, si vide costretta a «smentire» il presunto parere positivo alla transazione Regione-Cotrab falsamente attribuito alla Direzione generale delle Infrastrutture nelle “premesse” di una delibera di giunta di qualche giorno prima: la n. 558 del 24 agosto 2022.

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La verità, insomma, è che nella transazione da 11 milioni di euro perfezionata con i soldi pubblici, non c’è una sola firma riconducibile ai dirigenti interni di Regione e Province, mentre i direttori generali esterni nominati per intuitu personae dal generale Bardia partire dal colonnello Busciolanonon si sono fatti scrupolo di avocare a sé le competenze di altri uffici, addirittura scrivendo: «vista la indisponibilità della Direzione generale Infrastrutture» si procede lo stesso. Assurdo. Perché evidentemente quella «indisponibilità» a firmare non era (e non è) il frutto di un capriccio personale. Ma il risultato di precise valutazioni tecnico-giuridiche che, a questo punto, gli organi a ciò deputati sono chiamati a valutare. E nel caso a sanzionare nei modi dovuti.

Ultimo dettaglio, solo apparentemente banale.

Si tratta di questo: la delibera n. 711 del 7 novembre scorso prevedeva inizialmente, già nell’oggetto, la nomina di un «commissario ad acta» nella persona del dott. Michele Busciolano. Poi qualcuno (forse la neo assessora Dina Sileo?) deve aver fatto notare che sbandierare apertis verbis la nomina di un «commissario ad acta» chiamato a sostituirsi a due dirigenti regionali recalcitranti, avrebbe potuto attirare le attenzioni della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti. Così l’oggetto della Dgr è diventato molto più anonimo: «Adempimenti». Punto e basta. Un modo per non far capire nulla al popolo, evitando al contempo di attirare le attenzioni dei partiti di opposizione. I quali però ora sono avvertiti. E ci aspettiamo che alla prima occasione dicano qualcosa. Sempre che non sia chiedere troppo.

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