Il referendum e quel silenzio incredibile…

di Nicola Savino*

Il voto referendario del 20-21 di questo mese esige che si chiarisca il punto di vista nel quale ci si vuol collocare rispetto al sistema democratico. Lo “scandalo” di metà agosto, dei contributi antivirus riscossi da alcuni parlamentari, rafforza il “si” quando lo si considera espressione di una casta di privilegiati…; invita invece al “no” se ci si chiede come mai gli elettori (gabbati dalle liste bloccate) si siano fatti rappresentare da persone tanto “meschine”.

Nella prima ipotesi non si vuole il Parlamento, dal momento che – se senatori e deputati costituiscono una “casta di privilegiati” – diventa logico eliminarli piuttosto che limitarsi a “tagliarli”. Lo stesso vale per il risparmio: perché risparmiare poco e non molto, soltanto un terzo e non l’intero? A ben guardare, i 5 Stelle (che, come ricorda- su il Dubbio- Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, hanno ripreso la proposta da Berlusconi, che l’aveva collegata al presidenzialismo”) perseguono scopi analoghi a quelli della Destra. Infatti propongono anche di abolire la libertà di coscienza (cioè l’art 67 CC, per il quale l’eletto “rappresenta” non il partito ma “la Nazione”) per imporre obbedienza al partito, cioè ai capi; e il referendum “propositivo”, per contrapporre il popolo (cioè la piattaforma Rousseau che dice di interpretarlo) al Parlamento. Il “taglio” da giudicare nel referendum fa dunque parte- come per l’ex Cavaliere- di una strategia di senso autoritario: la teoria roussoniana della “democrazia diretta” e della “volontà generale” (un po’ perseguita con i soviet, poi caduta miseramente con il Muro di Berlino!). A voler dunque guardare oltre la propaganda,sia molti dei Fratelli d’Italia e della Destra che i 5 Stelle vogliono il “si” con l’obiettivo di trasformare il Sistema: gli uni in senso presidenziale e gli altri con una democrazia diretta, la cui “volontà” sia affidata al capo scelto da una piattaforma privata. Di questo dovremmo dunque esser consapevoli per il voto del 20-21 settembre! Se invece ci chiediamo “come mai si eleggano persone che, fra l’altro, arrivano ad approvare ed utilizzare per sé il bonus antivirus”, c’imbattiamo nella mancata regolarizzazione dei partiti. I quali- caduta la passione civica per la scelta tra democrazia e comunismo, e pur svolgendo la più delicata delle funzioni pubbliche – si sono ridotti a strumenti privati. In contrasto con l’art. 49 della Carta, che ad essi prescrive “di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica”. La necessaria lotta alla partitocrazia, che si è perseguita con “mani pulite” e con lo scandalismo, non ha “trascinato via il sacrosanto diritto all’ associazionismo politico” (come stranamente G.D. Caiazza, presidente dell’Ucp sul Dubbio), ma trascurato in toto di regolare e controllare che i partiti applicassero il “metodo democratico”: sia nell’attribuire le cariche interne che nel proporre i candidati a quelle pubbliche. La Casta ha dunque posto la sua radice e la sua forza nella “privatizzazione” dei canali di partecipazione: ha cioè “occupato” i partiti, precludendoli all’effettiva partecipazione dei cittadini. Tant’è che, le “libere associazioni”, anche se non dichiaratamente “padronali” (come poi quelle di Berlusconi e Grillo-Casaleggio), hanno respinto tutti i tentativi (il primo l’11/ 11/ 89, Atto C. n. 4260, alla caduta del Muro) di adeguare alla Carta i loro Statuti. Ovviamente per timore dei controlli che pur nel rispetto dell’autonomia, sarebbero stati (e sarebbero) possibili dalle stesse Assemblee. Quando – come si diceva – son cadute le Ideologie e già la “barca” faceva acqua, da sponde progressiste (Pannella- Segni) si pensò di rattopparla con il Referendum del 1991, per la preferenza “unica”. Ne sono derivati l’abolizione totale del diritto di scelta da parte dei cittadini e quindi un ulteriore vantaggio per la Casta. Sia la loro individuazione che l’ordine di preferenza dei candidati si trasferirono così dai cittadini ai Segretari o Padroni o Fondatori; ed il gioco fu così stravinto dalla «Casta», cioè da coloro che,”nominando” i propri fedeli, hanno riempito il Parlamento di “furbetti”: ad un tempo- il proprio strumento di potere ed il “parafulmine” del risentimento popolare! Questo dimostra che, utilizzando materia non inserita (si dice per errore) nel 2^ cm. dell’art 75 Carta (cioè, nelle “non sottoponibili a referendum”), si è continuato ad eludere il nodo dell’art 49 e – per di più – innescato il caos delle riforme elettorali: a zig zag fra maggioritario e proporzionale. La partitocrazia (non la “buona” di partiti che scegliessero democraticamente i candidati, ma la “cattiva” in cui i parlamentari sono nominati dai capi) ha così coinciso con lo strapotere di questi ultimi; con l’aggravante della gente che – per reazione – è tanto “incazzata” da darsi la zappa sui piedi! E che tende ingenuamente ad appoggiare il disegno di modificare il sistema, ch’è della Destra e dei 5 Stelle! Resta ora da chiederci perché a quest’esplicita strategia corrisponda l’incredibile silenzio degli altri. Forse perché anch’essi sono ormai degenerati in senso antidemocratico? Ecco un tema sul quale riflettere! E poiché, tra il “si” ed il “no” terzium non datur (i referendum non si prestano a mediazioni), per chi non coltivi obiettivi eversivi (forse il Pd, Leu, Più Europa ed altri?) è ora di far autocritica e di dire un franco e forte “no” all’odio contro il Parlamento. Non per chiudere la partita, ma per iniziare a costruire il “si” ad una democrazia compiuta, cioè alla piena attuazione della Costituzione per l’effettiva-corretta partecipazione dei cittadini alla “determinazione della politica”! Nella speranza che – a 31 anni dalla caduta del Muro di Berlino e a 72 dal varo della Costituzion – il tempo non sia ormai scaduto!