Indotto Eni, 7 lavoratori della Garramone annunciano lo sciopero della fame

VIGGIANO – E’ solo l’ultima delle forme di protesta messe in campo dai lavoratori delle aziende che orbitano intorno all’attività industriale del Cova. Nell’Indotto Eni di Viggiano si continua a fare ricorso alla cassa integrazione che in molti casi rappresenta il preludio al licenziamento. Lo sanno bene gli addetti della Garramone che a partire dalle 6 di oggi hanno iniziato lo sciopero della fame e il presidio permanente davanti ai cancelli dell’azienda.

Un presidio dei lavoratori

Si tratta di 7 lavoratori, posti in cassa integrazione a zero ore, i quali, come fa sapere la Uilm di Basilicata, hanno appreso della loro prossima condizione, a mezzo raccomandata inoltrata dalla direzione aziendale. La vertenza nell’Indotto Eni si è aperta a marzo scorso assumendo connotati sempre più preoccupanti e coinvolgendo un numero sempre maggiore di aziende. Le acque restano agitate alla Nico, alla ex Ram la cui commesa è passata alla Termomeccanica lasciando a casa numerosi operai, come pure alla Elettra e alle officine Dandrea. Eni continua a giustificare la crisi con l’emergenza sanitaria che ha costretto la multinazionale alla riduzione delle attività. Ma dal fronte sindacale si parla di appalti affidati ad altre aziende, senza che il cane a sei zampe abbia mai tenuto conto delle regole previste nel Patto di Sito proprio per quanto attiene le garanzie sui livelli occupazionali nei cambi di appalto. E’ quello che starebbe succedendo alla Garramone costretta a ridurre l’organico. C’è un’ultima questione fatta valere da Eni e avvallata da Confindustria ed è quella che vede la società petrolifera in attesa della concessione mineraria, e in attività in regime di proroga. Questione quest’ultima che con quella dell’epidemia – commenta Giovanni Galgano coordinatore per la Uilm dell’area industriale di Viggiano- viene tirata in ballo dagli industriali proprio al fine di giustificare la crisi occupazionale nell’indotto.