Irccs-Crob, test rapidi. “Ma serve un hub”

RIONERO IN V.- “Presto questi test subiranno un miglioramento in termini di sensibilità e specificità tali da essere presi in considerazione sia per la diagnosi, sia per le stime epidemiologiche e valutazione della persistenza immunitaria”.

E’ quanto auspica il direttore dell’Unità operativa complessa Laboratorio di Analisi del Crob di Rionero, Antonio Traficante, in relazione alla efficacia dei cosiddetti “rapid test” per il Coronavirus.

Questo tipo di esame non ancora validato e adeguatamente confrontato con il test Real Time Pcr, rappresenta comunque, come sta accadendo in altre regioni del Nord, la frontiera dello screening a tappetto. “Se in futuro raggiungerà standard diagnostici accettabili, potrà essere utilizzato sulle persone che frequentano luoghi di lavoro collettivo in seguito all’attenuazione o eliminazione del lockdown”. Nonostante i margini di errore tuttavia al momento ancora presenti, la speranza è in una prossima implementazione dei parametri. Quattrocento i rapid test effettuati finora al Crob di Rionero, mentre anche diversi comuni della Basilicata, Vietri, Bernalda e Latronico, si apprestano ad effettuarli sulla cittadinanza. Vediamo l’esperienza del Crob da pochi giorni impegnato anche nel processamento dei tamponi.
Come Crob da qualche giorno avete deciso di svolgere un’indagine epidemiologica interna attraverso i rapid test…Di cosa si tratta?
“La direzione di questo Istituto,ha deciso di sottoporre tutto il personale al test di screening attraverso test cosiddetti “rapidi”. Sono stati utilizzati due test di tipo diverso: uno per la ricerca dell’antigene virale mediante tampone faringeo e successiva rivelazione con metodo fluorimetrico; l’altro è un test che ricerca anticorpi di tipo IgG e Ig M in immunocromatografia”.

L’intervista integrale sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola