Istituto clinico lucano, cartelle “gonfiate”: la Corte dei Conti ipotizza danno da 7,3 milioni

POTENZA – Costi gonfiati all’Istituto clinico lucano (ex clinica Luccioni di Potenza), la Corte dei conti ipotizza un danno erariale di 7,3 milioni di euro ai danni dell’Asp. L’invito a dedurre avanzato dal viceprocuratore regionale, Carlo Picuno, riguarda il rappresentante legale della “Clinica Luccioni Spa”, Antonio Di Giacomo, i dirigenti dell’Azienda sanitaria di Potenza, Leonardo Morlino ed Archimede Roberto Leccese e il proprietario e amministratore della struttura sanitaria privata del capoluogo privato, Walter Di Marzo. La vicenda delle cartelle cliniche gonfiate dal punto di vista penale ha portato nei mesi scorsi al rinvio a giudizio di nove persone per accuse che vanno dalla truffa al falso. Parallelamente all’inchiesta penale, però, si è attivata anche la magistratura contabile che ora contesta alla struttura sanitaria privata di aver causato un danno erariale all’Asp per una serie di prestazioni dai costi eccessivamente gonfiati. Dai controlli effettuati dalla commissione aziendale per la verifica straordinaria delle cartelle cliniche nominata dall’Asp all’inizio del 2017, per gli anni 2014, 2015 e 2016 erano emerse numerose incongruità nella codifica della cosiddette Sdo (schede di dimissione ospedaliera) dei pazienti. In totale sono 7.621 le cartelle cliniche finite nel mirino della Corte dei conti dopo le indagini delegate dalla procura contabile alla guardia di finanza. Prestazioni per le quali la struttura sanitaria ha rendicontato costi per oltre 32 milioni di euro, nettamente superiore rispetto a quello evidenziato dalla Commissione dell’Asp.

 

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