POTENZA – Per tre anni avrebbe vissuto un vero e proprio incubo tra le mura domestiche, al punto da rivolgersi prima ad una psicoterapeuta e poi a trasferirsi dai genitori per trovare riparo dalle perduranti condotte violente da parte del marito che avrebbe instaurato in casa “un sistema di sopraffazioni e vessazioni”. Fatti per i quali un uomo di 37 anni (difeso dall’avvocato Marco Scillitani) è stato condannato dal collegio penale del tribunale di Potenza (al termine di un processo iniziato nel dicembre del 2022 dopo il rinvio a giudizio da parte del gup Lucio Setola), presieduto dal giudice Marcello Rotondi, a otto anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, con le accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. I numerosi episodi contestati all’uomo si sarebbero verificati in un centro del Vulture-Melfese tra il 2019 e il 2022.

L’uomo avrebbe ripetutamente umiliato la consorte “dicendole che avendolo sposato, aveva perso ogni diritto di parola, libertà e pensiero” e che “lui comandava tutto e la donna doveva sottostare”. Alla vittima, inoltre, sarebbero arrivate anche minacce esplicite (tra cui quella di diffondere foto intime in suo possesso) con frasi del tenore “Vedi come si uccide? Ci vuole sempre il metodo giusto per farla franca, un alibi, un testimone inattaccabile, lasciare il telefono, distruggere il cadavere”. Nel febbraio del 2022, inoltre, l’uomo avrebbe impedito alla moglie di uscire di casa, “strattonandola, afferrandola per i polsi e costringendola a tornare a letto”. Episodio che aveva scosso la vittima al punto da trovare il modo per inviare un messaggio di aiuto in seguito al quale era scattata una segnalazione ai carabinieri che dopo essere intervenuti presso l’abitazione coniugale avevano provveduto ad accompagnare la giovane donna presso dai suoi genitori. Al 37enne vengono contestati anche episodi di violenza sessuale per aver costretto la moglie a subire rapporti contro la sua volontà con “violenze fisiche e minacce”. Alla vittima, parte civile nel processo (difesa dall’avvocato Pasquale Murano) l’uomo dovrà riconoscere una provvisionale immediatamente esecutiva di 25.000 euro. L’imputato è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e, dichiarato in stato di interdizione legale durante l’espiazione della pena. Per le motivazioni della sentenza di primo grado bisognerà attendere novanta giorni.


