Melfi, dalla faida alla convivenza: la nuova mala del Vulture

MELFI – L’operazione, come evidenziato dal procuratore Curcio che ha coordinato l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, ha nuovamente portato in primo piano le sinergie tra la criminalità del Vulture Melfese e quella del vicino Foggiano: alleanza concentrata proprio sul traffico di droga tra due territori limitrofi e ad alta concentrazione criminale.

I due gruppi attivi tra Melfi e dintorni convivevano in modo pacifico, anche grazie ad un volume di affari che secondo gli inquirenti raggiungeva cifre superiori ai 500mila euro all’anno.

Uno dei due gruppi aveva anche la disponibilità di armi, mentre dalle indagini è emerso a più riprese il tentativo di coinvolgere nelle attività di spaccio anche ragazzi minorenni. La criminalità 2.0 del Vulture-Melfese sembra quindi aver temporaneamente messo da parte la strategia omicida per l’affermazione della propria supremazia a favore di una visione di vera e propria “spartizione” del territorio e dei proventi di un’attività, quello dello spaccio di sostanze stupefacenti, purtroppo sempre più fiorente. Lo dimostrano i quantitativi di droga sequestrati negli ultimi anni dalle forze dell’ordine in Basilicata, con un numero in costante aumento. Tornando all’operazione “Rewind”, gli indagati colpiti da misura cautelare sono ora attesi davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Assistiti dai rispettivi avvocati, dovranno decidere se rispondere alle domande del giudice e del pubblico ministero o, al contrario, avvalersi della facoltà di non rispondere. Per le difese, inoltre, sarà la prima occasione per chiedere un’attenuazione dei provvedimenti restrittivi adottati due giorni fa, prima dell’eventuale ricorso al tribunale del Riesame.

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