Museo nazionale a Matera, eredità post capitale da cogliere. D’Andrea contro gli scettici

POTENZA- Sull’onda del successo ottenuto per Matera 2019 costruire una strategia più solida anche di presenza del ministero dei Beni culturali.

E’ il senso alla base della scelta operata dal ministro Dario Franceschini. “Salvare” il Polo museale della Basilicata e istituire nella Città dei Sassi un Museo nazionale autonomo. Nella squadra del ministro al lavoro su questa riforma del sistema museale del Sud, anche il professore Giampaolo D’Andrea, nella veste di consigliere. Nelle parole dell’ex senatore c’è il governo regionale, da cui si aspettava “più dinamismo”, gli “scettici” di Matera 2019 ma anche la stasi che ha caratterizzato l’ultimo anno dell’amministrazione Pittella. Ma soprattutto c’è la Città dei Sassi e il doppio “jackpot” incassato dalla Basilicata dopo il pericolo di accorpamento alla Puglia, come avrebbe voluto fare l’ex ministro 5 stelle Bonisoli. Pericolo scampato.
Dall’accorpamento al Polo museale della Puglia a un doppio successo. Come si è arrivati?
«Avevamo messo in evidenza l’esigenza di un potenziamento della presenza del ministero in Basilicata sull’onda del successo di Matera 2019. Il successo dell’operazione è sotto gli occhi di tutti, in termini di attenzione, di curiosità relazionali, di interesse che la Città dei Sassi, con il suo protagonismo, ha saputo determinare in tutti gli angoli del mondo. Ci siamo posti il problema che forse sull’onda di questo successo si potesse costruire una strategia un pò più solida anche di presenza del ministero dei beni culturali».
Da dove siete partiti, quali sono i presupposti ma soprattutto gli obiettivi di questa sfida?
«Non solo salvaguardare la presenza di un polo museale in Basilicata ma provare ad assecondare la spinta che si era già determinata durante quest’anno. Abbiamo immaginato che attraverso la realizzazione di un istituto come il museo autonomo, si potesse dare valore al grande patrimonio culturale custodito in questa città. Un progetto che poggia sulle collezioni archeologiche custodite al museo Ridola-che vanno dalla preistoria fino all’archeologia post classica integrate- con quello che il museo d’Arte moderna e contemporanea insediato presso Palazzo Lanfranchi. Un’offerta sia in termini di disponibilità di opere e patrimonio, sia per le esperienze positive accumulate come il Rinascimento visto da Sud, l’Antropocene, e il recupero e la messa a disposizione del pubblico dei materiali custoditi nel deposito del museo. Un progetto che può determinare risultati importanti».

Approfondimenti sull’edizione cartacea de “La Nuova del Sud”

di Mara Risola