Neonato morto al San Carlo, sei sanitari a processo

POTENZA – Un taglio cesareo tardivo che avrebbe portato alla morte del neonato. Questa l’accusa che ha portato al rinvio a giudizio di quattro ginecologhe e due ostetriche dell’ospedale San Carlo di Potenza al termine dell’udienza preliminare del processo relativa alla morte del piccolo Antonio, deceduto il 9 gennaio 2019 poche ore dopo essere venuto alla luce, a causa di uno scompenso multiorgano.

Il gup Lucio Setola ha prosciolto soltanto uno dei sette imputati, Luigi Fasolino, ginecologo di turno al momento del ricovero). Vanno, invece, a processo davanti al tribunale monocratico di Potenza (il 17 giugno la prima udienza), con l’ipotesi di cooperazione nel reato di omicidio colposo, Emilia Straziuso (ginecologa che effettuò la visita prima del ricovero in sala parto), Francesca Rosa, Maria Laura Pisaturo (ginecologhe di turno dopo il ricovero in sala parto) ed Elena Carovigno (Dirigente dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia). Rinviate a giudizio anche Rosanna Vignola e Concetta Roselli (ostetriche per l’assistenza al parto e per la lettura del tracciato cardiotocografico).

I fatti risalgono alla notte tra il 7 e l’8 gennaio del 2019: una donna di 35 anni, arriva in ospedale intorno alle 2.30 con le acque rotte e subito ricoverata. Secondo l’ipotesi accusatoria, il taglio cesareo, effettuato solamente alle 17 del pomeriggio, sarebbe stato ritardato almeno di un paio d’ore rispetto al limite massimo di attesa. I medici, secondo l’accusa, avrebbero sottovalutato una serie di circostanze, che avrebbero dovuto indurre ad effettuare prontamente il cesareo e non attendere ulteriormente l’avanzamento del travaglio, come lo stato febbrile della partoriente, decelerazioni atipiche del battito fetale, la presenza di liquido amniotico di colore scuro e un generale quadro di ipossia fetale. Conclusioni alle quali il pubblico ministero era giunto sulla base della perizia redatta dal professor Mariano Iaccarino, noto ginecologo di Napoli. Le indagini della procura del capoluogo lucano erano partite dopo la denuncia presentata dal padre del neonato.