Omicidio Bruno Cassotta, assoluzione definitiva per Donato Prota

POTENZA – L’omicidio di Bruno Augusto Cassotta, datato 1 ottobre 2008 e considerato l’ultimo in ordine di tempo di quelli riconducibili alla sanguinosa faida del Vulture-Melfese, resta senza colpevoli. La Corte d’assise d’appello di Salerno ha infatti assolto definitivamente Donato Prota, (43 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Colucci) al termine di un iter giudiziario costellato da continui ribaltamenti. In primo grado Prota era stato assolto, verdetto completamente rovesciato dalla Corte d’assise d’appello di Potenza che il 24 febbraio 2016 aveva condannato uno dei presunti responsabili del delitto all’ergastolo. Sentenza annullata dalla Cassazione con rinvio a Salerno, dove la pena era stata rideterminata in 30 anni di reclusione.

In seguito alla nuova impugnazione della difesa, però, i giudici della Suprema Corte avevano annullato anche questa seconda condanna, arrivando così all’epilogo di ieri mattina nell’aula bunker di Salerno, con l’assoluzione definitiva, dal momento che anche il sostituto procuratore generale si è associato alla richiesta di assoluzione. Donato Prota finì in carcere nel maggio del 2011 al termine di un’operazione congiunta tra Squadra Mobile di Potenza e Carabinieri del comando provinciale. A dare impulso alle indagini erano state le dichiarazioni di Alessandro D’Amato, condannato a quindici anni di reclusione per l’omicidio del fratello di Bruno Cassotta, Marco Ugo, freddato a colpi di pistola in un casolare abbandonato alla periferia di Melfi nell’estate del 2007. Con quel delitto, D’Amato sancì il suo passaggio al clan rivale. A raccontarlo agli inquirenti era stato lui stesso, dopo essere diventato un collaboratore di giustizia. Dopo aver ucciso il suo “capo”, D’Amato raccontò di aver lasciato definitivamente il Vulture, trasferendosi in Toscana, per poi commissionare, sempre tramite i Di Muro, il delitto di Bruno Cassotta a Donato Prota e Michele Morelli (a sua volta assolto completamente da ogni accusa).