Omicidio Grieco, tre condanne. Esclusa l’aggravante mafiosa

POTENZA – Si è trattato senza dubbio di un omicidio, ma non aggravato dal metodo mafioso. E’ quanto deciso nel primo pomeriggio di ieri dalla Corte d’Assise di Potenza al termine del processo di primo grado relativo all’uccisione di Antonio Grieco, il pregiudicato di Pomarico freddato a colpi di pistola e fucile il 27 maggio del 2019 nei boschi di località Difesa San Biagio, nelle campagne di Montescaglioso, dopo essere stato attirato in una trappola mortale legata ad una compravendita di armi. Il delitto di Grieco sarebbe maturato in un contesto di contrasto tra sodalizi criminali locali per il controllo del traffico di armi e droga.

Con l’esclusione dell’aggravante mafiosa, anche le pene inflitte agli imputati sono state ridimensionate rispetto alle richieste formulate in una delle udienze precedenti dal pubblico ministero, Anna Gloria Piccininni: per Giuseppe D’Elia è arrivata una condanna a 18 anni (gli stessi chiesti dall’accusa), alla luce dell’intrapresa collaborazione con la giustizia. Sarebbe stato lui uno dei due a sparare contro Grieco. Per gli altri due imputati, Antonio Armandi (anche lui avrebbe sparato a Grieco), difeso dagli avvocati Vincenzo Comi e Nicola Buccico, e Carmelo Andriulli, difeso dall’avvocato Pietro Mazzoccoli, invece, è arrivata una condanna a 24 anni: per loro il pm aveva chiesto l’ergastolo. Per tutti l’accusa è di omicidio, tentato omicidio, porto clandestino di armi e ricettazione, reati ora non più gravati dalla mafiosità. Il figlioccio di Grieco, Ennio Cristalli, riuscì a scampare miracolosamente all’agguato, rifugiandosi nei boschi e riuscendo a lanciare l’allarme all’alba del giorno dopo.

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