Pd, lascia il segretario Pessolano: “Troppi e sterili personalismi”

POTENZA- Lascia il Pd per togliersi di dosso i veleni di quello che definisce un «contenitore di inutili polemiche». E lo fa riflettendo sul suo futuro politico.

Affascinato dal progetto di Carlo Calenda “Siamo Europei”. Un nuovo partito pronto a dare spazio alle nuovi generazioni, intese non anagraficamente ma come nuova linfa nelle istituzioni. Insomma facce nuove. Cosa che «il Pd ingessato nei personalismi non è più capace di fare». E’ la riflessione che fa alla Nuova Donato Pessolano, segretario dimissionario del Partito democratico di Potenza. «Lascio perchè era impossibile lavorare. Troppe correnti. Per fare un’iniziativa dovevi chiedere il permesso a tutti». «Per non parlare di quelli che entrano ed escono». Nulla di personale con Piero Lacorazza che Pessolano per altro stima. «Ha preferito fare la tessera online, decidendo di non recarsi lì dove le persone militano. E quindi fanno sacrifici per tenere un circolo aperto». Infine uno sguardo al magrissimo tesseramento (50 tessere su Potenza) e alla situazione finanziaria. «Come circolo di Potenza lasciamo un attivo di 11 mila euro. Sulla situazione regionale la responsabilità è di tutti. Dell’assemblea, del provinciale e dei consiglieri». Segretario buon proseguimento verso altri cal(en)di lidi.
Lascia il Pd dopo aver compiuto, come ha scritto nella nota, un percorso politico caratterizzato da lealtà e passione. Quindi lascia perchè non è stato ripagato con la stessa moneta?
«No, parlo per me. Ci ho messo passione per la città e per i cittadini. Non valuto il comportamento degli altri componenti del Pd, non sarebbe neanche il caso. Non è una questione personale ma di casa politica dove uno si trova bene oppure no».
L’hanno fatta sentire di troppo?
«No questo no. Mi sono candidato a maggio 2018, poi la mia candidatura è diventata l’unica perchè tra le varie anime del Pd non si riusciva a trovare la quadra. Ho lavorato con la segreteria, con la direzione. E’ chiaro che molte aree e componenti del partito, continuano a fare quello che hanno sempre fatto. Cioè un lavoro di area e personale e non per la collettività. E’ arrivato il momento di prendere altre strade».

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di Mara Risola