Petrolgate, il pm Triassi presenta il conto a Eni

POTENZA – Condanne per oltre 110 anni di reclusione e confisca (per equivalente) ad Eni fino ad oltre 114 milioni di euro dei profitti legati ai reati contestati e alle attività di smaltimento dei reflui derivanti dalle attività estrattive al Cova di Viggiano.

Sono queste, in estrema sintesi, le pesanti richieste avanzate ieri dal pubblico ministero Laura Triassi al termine della requisitoria per il filone ambientale del processo Petrolgate che vede coinvolte complessivamente 35 persone e dieci società.

Al netto di alcuni capi d’imputazione minori caduti in prescrizione, l’accusa ha chiesto condanne per tutti: si va dai 4 anni e 6 mesi per gli ex manager e dipendenti del Cova di Viggiano responsabili dei settori ambiente e sicurezza e della gestione dei reflui derivanti dalle attività estrattive come Ruggero Gheller (ex responsabile del Distretto meridionale dell’Eni), Roberta Angelini, Vincenzo Lisandrelli, Luca Bagatti, Nicola Allegro e Antonio Cirelli ai 4 anni per l’altro ex responsabile del Dime, Enrico Trovato e gli imprenditori titolari degli impianti di smaltimento presso i quali venivano trasportati con un codice errato, secondo la ricostruzione dell’accusa, parte dei reflui del Cova di Viggiano (smaltiti come rifiuti non pericolosi). Per quanto riguarda Eni, invece, il pm Triassi ha chiesto una sanzione amministrativa da un milione di euro e la confisca per equivalente dei profitti generati attraverso la consumazione dei reati contestati che per quanto riguarda la reiniezione di parte dei reflui attraverso il pozzo Costa Molina 2 arriva fino ad un massimo di 114 milioni di euro. Per il presunto smaltimento illecito in diversi impianti di trattamento (tra cui Tecnoparco), invece, la richiesta di confisca, oltre ad Eni, riguarda in solido anche le società coinvolte nell’inchiesta, fino ad un massimo di 37,3 milioni di euro.

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di Fabrizio Di Vito